Quello che non vi dicono. (E perché…)

Quello che non vi dicono. (E perché…)

Non credo affatto sia un caso che da qualche giorno i maggiori organi di informazione si siano lanciati nell’ennesima intemerata, basata su una sottile falsità, contro il Parlamento. Se il più brillante degli editorialisti italiani annuncia che tutti i deputati sono in ferie per 10 giorni solo perché l’Aula (come da prassi e da logica) viene sospesa durante l’esame della legge di stabilità in commissione bilancio, se il network televisivo più ascoltato d’Italia ogni quarto d’ora rilancia l’accusa contro i parlamentari fannulloni, se dietro a questa polemica di infilano -come un riflesso condizionato- pressoché tutti, vuol dire che questo Paese ha un problema.
Che non risiede solo in quello che non vi dicono. E cioè che la sospensione dei lavori d’Aula non significa l’interruzione ne’ dei lavori di commissione (che infatti procedono regolarmente) ne’ degli impegni istituzionali (i deputati in missione a Parigi per la Cop 21 sono in ferie?) ne’ delle attività istruttorie, relazionali, propedeutiche ad una scelta che la politica comporta.
Oppure non vi dicono che questo Parlamento, che per definizione deve essere percepito composto di fannulloni e disonesti, in mezza legislatura ha già superato per mole di lavoro quanto fatto nell’intera legislatura precedente.
Oppure non vi dicono qual’e’ la settimana “normale” del parlamentare onesto, facilmente riscontrabile da una verifica sui social network che, oltre ad esaltare il nostro narcisismo, danno conto di cosa voglia dire trascorrere ogni weekend tra una cerimonia, una riunione, un incontro con amministratori o cittadini.
E nemmeno vi raccontano di sedute fiume, che a volte superano le 14 ore, o di commissioni che continuano i lavori nella notte per assicurare la conversione dei provvedimenti.
Dire che i parlamentari “sono in ferie” perché l’Aula non si riunisce sarebbe come dire che il lavoro del giornalista si esaurisce nella scrittura di un articolo. Come se la ricerca della notizia, la verifica delle fonti, l’approfondimento della tematica, la registrazione delle differenti opinioni sul fatto che ne stanno all’origine dell’articolo non fossero lavoro.
Ma non ve lo dicono. È questa è la dimostrazione del problema italico. Perché è ormai diffusa una malattia, nelle classi abbienti del Paese che detengono i mezzi di informazione, congiuntamente ad un’altra serie di interessi (e non solo italiani, perché il compagno Murdoch mi risulta abbia altra cittadinanza ma business anche nel Bel Paese). Una malattia secondo la quale la Politica va bene solo se è ancillare, solo se si regge su un consenso che si forma sulle emozioni (e quindi maggiormente plasmabile) anziché sui ragionamenti, solo se esprime “ragazzi del coro”.
La sistematica demolizione dell’idea di partiti democratici come organizzazioni popolari di culture politiche, da sostituirsi con ectoplasmi personalistici e/o mediatici duttili alle suggestioni e alle indicazioni esterne, va in questa direzione.
Certo, non è’ mica una congiura. Ma se si consegue l’indebolimento strutturale della politica, secondo la logica fisica degli spazi che si aprono vengono colmati, altri poteri assumono una forza impropria, quanto decisiva. È così -per esempio- basta un titolo di un giornale, magari a seguito di una iniziativa giudiziaria destinata a finire in nulla, per far buttare in una fornace il voto libero dei cittadini.
Perché con tutti i difetti che possa avere (e ne ha…), con tutti i limiti che manifesta e con tutti i problemi di un sistema barocco che ne palesa a volte l’inadeguatezza con i tempi di una società come la nostra, il Parlamento continua ad essere per la libertà di un popolo come l’aria. Te ne accorgi dell’importanza quando non c’è più.
E siccome è’ una storia che abbiamo già visto, cerchiamo di tener vivi gli anticorpi.
Che risiedono anzitutto nelle forme in cui una democrazia liberale efficiente si articola: partiti politici e istituzioni democratiche.
Al di fuori di questo perimetro, c’è un’altra cosa. Che non si chiama democrazia.

Enrico Borghi

Ps: le testimonianze personali, insieme con libertà di pensiero, sono l’unico antidoto di cui disponiamo, per evitare che il veleno dell’antipolitica contagi l’organismo. Per questo, nel ribadire che considero un grande onore fare parte del Parlamento della Repubblica Italiana in quanto eletto con il voto dei cittadini e non con la cooptazione cortigiana, rassicuro che -dopo aver trascorso il weekend tra iniziative di partito e incontri con le professioni e gli amministratori del mio territorio- passerò le mie giornate di “ferie gramelliniane” a Montecitorio, per dare il mio modesto contributo al prosieguo dell’iter della legge di stabilità 2016.

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