Rapporto Montagna Perduta, Borghi: “Sì ad assetto istituzionale omogeneo”, Rossi raccoglie e rilancia

Rapporto Montagna Perduta, Borghi: “Sì ad assetto istituzionale omogeneo”, Rossi raccoglie e rilancia

Un omogeneo assetto istituzionale per le Regioni dell’arco alpino e le aree montane che valorizzi i risultati positivi raggiunti finora dalle Province e Regioni autonome, estendolo, in termini di contrasto allo spopolamento e sviluppo locale, descritti nel rapporto “La Montagna perduta”.

Lo ha detto il Presidente nazionale Uncem e presidente Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna intervenendo oggi, martedì 9 febbraio a Palazzo Giustiniani a Roma, alla presentazione del dossier elaborato dalla Trentino School of Management e dal Centro Europa Ricerche, con il patrocinio dell’Unione dei Comuni e degli Enti montani. Ad aprire l’evento è stato il Presidente del Senato, Pietro Grasso.

Dobbiamo connettere gli elementi del passato con il senso di prospettiva – ha ribadito l’on. Borghi al Senato – La nostra, nelle aree montane italiane, è una storia di comunità e di popoli. Oggi abbiamo una parcellizzazione di soggetti istituzionali e percorsi che determina una forte perdita sul mercato della politica. Ma deve essere chiaro che la montagna oggi rappresenta il mondo nuovo. Perché è uno straordinario serbatoio di risorse naturali e ambientali, nei quali attualizzare i temi di Expo, dell Cop21 e anche dell’Enciclica Laudato Si”. Da Borghi, un richiamo al ruolo della politica e di chi aha responsabilità istituzionali. “Riscontriamo – ha proseguito – eccessiva differenza di risposte tra Regioni, nelle Alpi e negli Appennini. Serve una nuova alleanza tra montagna e città, nuovo rapporto tra territori che producono risorse e realtà che lo consumano. La montagna è un bene per la città. Se non lo si capisce, saremo presto di fronte a una rottura. I temi sono politici. E così, la Strategia nazionale Aree interne non si deve limitare a 56 zone di ‘eletti’. È necessario su questo percorso trascinare tutti i territori con una reale e moderna riorganizzazione servizi per costruire dinamiche endogene di sviluppo locale”.

Fondamentale la riorganizzazione istituzionale. Secondo Borghi, “l’autonomia non si deve trasformare in un tentativo autarchico di mantenere inalterata la situazione. Abbiamo un serio problema di riscrittura della governance nei territori alpini. L’esperienza delle Province autonome ci consegna modello sul quale esprimere l’intera nuova governance delle Alpi, meno frammentata. Me è una filosofia che va estesa, non chiusa dentro il perimetro delle attuali regioni statuto speciale. Altrimenti il conflitto tra città e montagna rischia di innescarsi,a detrimento dello sviluppo dell’intero Paese. Per evitare di far fare ai montanari la fiine dei pellirosse nelle riserve indiane, ed evitare il rischio neocolonialista delle metropoli sulle terre alte, la politica deve agire”. “Ma attenzione, perché va sciolto una volta per tutte quel nodo relativo alla concorrenza imposta dall’UE, per cui in Germania i porti vengono affidati in house affinchè non vadano in mano cinese, mentre noi qui non possiamo dare sostegno ai piccoli negozi delle aree montane, con incentivi fiscali e defiscalizzazione, in nome di un’ideologia della concorrenza, determinando in tal modo l’aumento della marginalità e desertificazione commerciale di montagne e aree interne e la concentrazione in grandi centri commerciali che oggi si mostrano un modello inadeguato anche sotto il profilo economico”.

Molte proposte dell’on. Borghi sono state accolte e rilanciate da Ugo Rossi, presidente della Provincia autonomia di Trento: “Dobbiamo lavorare sulla’articolo 116 della Costituzione comma 3, creando un patto tra Regioni a Statuto speciale e ordinario”.

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