Qui Montecitorio: 19 Marzo 2016

Qui Montecitorio: 19 Marzo 2016

Arriva la conclusione di una settimana piuttosto impegnativa, iniziata lunedì a Roma con una riunione a Palazzo Chigi sulle varie questioncelle per le quali sono impegnato, e terminata sabato tra le montagne del Molise inaugurando un rinnovato centro storico di uno dei mille stupendi paesi d’Italia, recuperato grazie all’azione intelligente di uno dei tantissimi sindaci bravi -qui a Riccia, Micaela Fanelli– che abbiamo in giro per il Paese e che lo tengono letteralmente in piedi.
Nel mezzo, sono finito in uno dei tanti “tourbillon” mediatici nazionali per la vicenda -che ormai credo vi sia nota- della legge sull’acqua pubblica. Una vicenda che da un lato da sorridere e dall’altra fa riflettere. Sul tema dell’acqua, raccontare in giro per l’Italia che uno come me sia un privatizzatore liberista dopo che con mia legge i comuni montani sotto i 1.000 abitanti hanno la libertà di gestione autonoma, dopo che sono stato tra i primi sindaci del mio territorio ad attuare la legge Galli dando vita ad una società di gestione totalmente pubblica che oggi è tra le migliori d’Italia, dopo che ho fatto una legge per il riconoscimento del ruolo ecosistemico dell’acqua come bene comune a favore delle collettività locali, è come raccontare barzellette.

Purtroppo, in questo paese sono cambiati i suonatori ma non la musica, e si fa opposizione non entrando nel merito delle cose, ma attaccandosi all’ideologia che deforma tutto e rende le posizioni politiche macchiettistiche.

Poi c’ e’ il fatto su cui riflettere.

Dopo aver esercitato la mia azione politica, fatta insieme a tutti i colleghi del Pd di commissione, è partito un fuoco seriale di mail bombing che hanno raggiunto migliaia di Italiani nelle quali si raccontavano falsità su ciò che avevamo fatto e votato, seguite da una dose di insulti e minacce esplicite attraverso i miei profili Twitter e Facebook e sul sito della posta elettronica della Camera.

Ho già avuto modo di spiegare che se questi fascistelli elettronici adusi al manganello e all’olio di ricino telematico pensano di spaventarmi in questi modi, o addirittura di condizionarmi, hanno proprio sbagliato buco.

Anzi, proprio questi sistemi mi rafforzano nell’idea che la democrazia e la libertà non possono piegarsi di fronte all’urlo del prepotente o alla minaccia dell’arrogante (ancor più se celato dietro inestricabili profili elettronici).

Mi chiedo però se questa debba essere la democrazia del futuro, quella dove lo sport preferito pare essere quella del dileggio sistematico e della distruzione mediatica della figura personale di chi non la pensa come te.

Nelle scorse ore, la candidata del Movimento 5 stelle a Milano, Patrizia Bedori, è stata oggetto di un vero e proprio linciaggio telematico -da parte di suoi “colleghi” di partito- che l’ha ridicolizzata di fronte alla pubblica opinione per le sue caratteristiche estetiche e fisiche. Il tutto mentre dai vertici sul suo partito, una nota società di consulenza milanese che mi chiedo davvero quale ruolo stia davvero giocando negli equilibri del potere italiano, è giunto un silenzio complice e vergognoso. Riflettiamo su quello che sta accadendo, e sul grado di imbarbarimento che sta raggiungendo la vita pubblica italiana, che pare direttamente proporzionale al vuoto di pensiero di molti esponenti politici.
A proposito di donne: insieme con il dileggio della Bedori, in settimana abbiamo dovuto assistere ad un attacco di Bertolaso contro Giorgia Meloni, bollata come inadeguata a fare il sindaco di Roma perché aspetta un figlio, e ad una vergognosa campagna pubblicitaria del comitato sul referendum farlocco delle trivelle con il manifesto da trivio di #trivellatuasorella.
Ma cosa sta accadendo a questo paese, che dell’emancipazione femminile aveva fatto -giustamente- uno dei propri fiori all’occhiello? Fermiamo questa regressione culturale da machismo elettorale e da ripristino della concezione della donna da regime fascista.

Stare zitti davanti all’ingrosso azione di questo clima non è accettabile, e bisogna che si reagisca contro questa regressione perché non basta una mimosa l’8 marzo per costruire una società dove la donna sia finalmente rispettata e valorizzata per quello che è.
Siamo alla fine della newsletter, e ci sarebbero tante cose ancora da dire. Ne dico tre veloci di questa settimana. L’approvazione alla Camera della legge contro lo spreco alimentare, altro pezzetto di un mosaico per un paese più giusto e più equo. Poi, il confronto che ho avuto giovedì in Campania con un leone della politica italiana, Ciriaco De Mita, che alla candida età di 87 anni si è messo a fare il sindaco del suo paese natale e a dedicare i suoi mitici “ragionamenti” ai concetti di comunità locale, aree interne e riequilibrio territoriale (ps mi sono anche confrontato con lui in privato sulla politica, e vedrò se avrà azzeccato l’analisi). Infine, oggi è il 19 marzo, e quindi -ovviamente- auguri a tutti i papà. Ricordo una poesia di Camillo Sbarbaro, che mi avevano fatto imparare a memoria sui banchi di scuola per questa giornata: “Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi a me estraneo, per te stesso egualmente t’amerei”. E, come ricordava uno dei padri del Romantiscismo, è il cuore a renderci padri e figli, non la carne o il sangue.
Auguri a tutti i papà, allora, e a tutti voi buona settimana.

Enrico

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