Subito la Costituente Europea

Subito la Costituente Europea

E’ difficile restare lucidi di fronte all’orrore. Non pensare a che mondo attende i tuoi figli, se nell’Europa che avevamo sognato e che sognano i ragazzi della generazione Erasmus può capitare di essere uccisi barbaramente ad un ristorante, durante un concerto, all’aeroporto, o in una metropolitana…
Ma dobbiamo farlo. Dobbiamo ragionare, perchè la trasformazione dell’intelligenza in impulso o in rabbiosa ed emotiva reazione sarebbe la prima vittoria dei terroristi.
E provo a farlo. Dicendo una cosa che apparentemente potrebbe non c’entrare nulla, ma che in realtà è il cuore della risposta ai problemi dell’oggi. Se crediamo davvero a ciò che diciamo, quando affermiamo che vinceremo il terrore con le armi della democrazia e del diritto, dobbiamo avere il coraggio di dire che sotto le pallottole del Bataclan o nella metropolitana di Bruxelles è morta un’idea di Europa.

L’idea dell’Europa intergovernativa, burocratica e nazionalista, che pensava alla UE come semplice luogo nel quale incontrarsi per fare un pò di libero scambio, qualche affare e un minimo di mercato comune tra l’agricoltura e poco più. E’ l’idea di quella Europa minimalista che prese piede già all’inizio degli anni Duemila, e che fece fare allora scelte tremebonde e anche un pochettino facili. Di fronte agli incipienti populismi e nazionalismi di ritorno, si pensò di risolvere il problema con l’invenzione dell’Europa a 28 con il metodo integovernativo. Dove per decidere qualcosa tutti devono essere d’accordo. Con il risultato di non decidere quasi più nulla.
Se crediamo davvero a quello che diciamo, mentre proclamiamo che solo una maggiore integrazione europea ci salverà davanti al terrore (e anche lo stesso Belgio -ammiccante e un pò furbetto- se n’è tragicamente accorto…) dobbiamo promuovere immediatamente una profondissima riforma delle istituzioni europee. Con chi ci sta. Renzi, la Merkel, Hollande e i paesi del Benelux promuovano subito una grande costituente europea con la riforma del Trattato Costituzionale.

Archiviamo il fallimentare metodo intergovernativo, di Consigli Europei balbettanti, inconcludenti, sterili. Riformiamo subito il trattato costituzionale della UE, e facciamolo votare dai parlamenti dei paesi che accettano con referendum confermativo popolare. Elezione diretta del Presidente della Commissione da parte del popolo europeo; poteri effettivi alla Commissione, che riceve la fiducia dal Parlamento Europeo, in materia di difesa, politica estera e politica economica. Creazione di un’intelligence europea, di una polizia europea e di un esercito europeo. Ci serve un primo ministro europeo, un ministro degli esteri europeo, un ministro della difesa europeo, un ministro dell’economia europeo. Solo con un grande salto in avanti -politico e istituzionale- l’Europa potrà salvarsi di fronte al terrore che le si è spalancato davanti (che ci faceva comodo pensare restasse confinato in Siria, nel Kurdistan o in Libia, dove immaginavamo che qualcuno potesse fare il lavoro sporco per noi). Non ci saranno muri, reticolati o frontiere nazionalistiche in grado di fermare da soli questa barbarie, ma solo la nostra capacità di Europei di rendere vera e forte la democrazia nella sua capacità istituzionale.
La democrazia non è una passeggiata di salute in mezzo alle margherite, con gli uccellini cinguettanti. Per donarcela e per conservarcela generazioni intere di uomini e di donne hanno lottato, sofferto e sono morte. Nel loro ricordo, dobbiamo renderla forte e moderna, non antica e impacciata. Per questo servono subito riforme radicali della governance di questo continente ormai preso di mira in quanto europeo, non in quanto francese, inglese, belga o italiano.
Altrimenti, se restassimo inermi e inerti a recitare giaculatorie o frasi di circostanza, temo fortemente che faremo la fine di Chamberlain e Daladier che nel settembre 1938 pensarono di aver ammansito la belva nazista con la tradizionale diplomazia ottocentesca negli accordi di Monaco.

Winston Churchill nella circostanza ebbe a commentare, a proposito del traccheggiamento dei due leader francese e inglese: “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore, e avranno la guerra”.

La nostra guerra è fatta con le armi della democrazia e della civiltà, con gli strumenti del diritto e della cultura uniti a quelli della fermezza e della giustizia. Però evitiamo che ci sia un altro Churchill che tra qualche anno ci ricordi come andò quella storia, con la conta del prezzo umano di un errore storico che non deve ripetersi.

 

 

Foto di Sebastien Bertrand.

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