Contro il Terrore fermezza ed intelligenza politica

Contro il Terrore fermezza ed intelligenza politica

Un altro atto terribile compiuto in Francia.

L’atroce uccisione di un religioso cattolico nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray a Rouen provoca reazioni di orrore e di sgomento. E’ il primo attacco compiuto contro un luogo di culto cristiano in Francia fatto dallo Stato Islamico (Isis). Al di là dell’emotività, chiediamoci perché. È possibile, a mio avviso, che con questi attacchi efferati l’Isis punti a scatenare una vera e propria  guerra civile francese, con l’obiettivo di allargarla a macchia d’olio in Europa. L’Isis, infatti, avrebbe tutto l’interesse ad attizzare e alimentare un conflitto tra “musulmani e francesi” che potrebbe scattare da una reazione xenofoba di parte della popolazione francese da una parte e da una radicalizzazione della minoranza musulmana più grande in Europa.
L’uccisione di un religioso cattolico tocca un simbolo molto sensibile nella società francese ed europea in generale, e l’Isis in modo diretto o indiretto potrebbe mettere in campo questa strategia eversiva per aizzare gli animi e creare le condizioni di una “guerra civile”.
Se è così, occorre battere due strade.

La prima: rispondere con fermezza, esattamente come si fece negli anni ’70 nei confronti del terrorismo interno senza ambiguità, tentennamenti o sociologismi. E per questo è indispensabile che la risposta arrivi su scala europea. A una minaccia globale non si risponde con letture nazionali o, peggio, da strapaese. Finché ognuno curerà il proprio orto, sarà sempre peggio.
Ma la risposta non può essere solo di intelligence e di polizia. Certo, non ci sono ricette preconfezionate. Ma credo che affidare solo alla forza, andando verso una militarizzazione degli Stati, la risposta al terrore sia un errore che farebbe solo il gioco dei terroristi. Serve intelligenza politica, capacità di prosciugare l’acqua dove sguazzano i pesci del terrorismo esattamente come si fece negli anni ’70 e ’80 con la reazione della società, dei corpi intermedi, della popolazione.
Allora i movimenti estremisti vennero sconfitti quando si arrivò ad isolare i “lupi solitari”, che vennero interpretati per quello che erano -assassini- e non delle avanguardie organizzate. Non senza grandi ambiguità (ricordiamoci la stagione del “Ne’ con lo Stato, ne’ con le BR”). Per questo servono norme che permettano denunce giudiziarie contro i fiancheggiatori nell’ambiente dove trovano rifugio i terroristi, o dove hanno i loro luoghi di incubazione.

E servono chiare pronunce del mondo della cultura e della religione musulmana in Europa di netta dissociazione e di chiara collaborazione con gli inquirenti.

Gli autori delle stragi di Nizza, Monaco e Rouen erano cittadini francesi e tedeschi, di origine magrebina e iraniana. Un altro dato sul quale riflettere, per non andare fuori traiettoria e sparare nel mucchio. C’è quindi un germe pericoloso in Europa, che spinge giovani europei abbracciare la folle causa della Jihad. E i primi luoghi dove lavorare devono essere le scuole, le famiglie, le istituzioni sociali di prossimità per isolare il contagio e poi debellarlo.
Insomma, dopo il naturale e doveroso sgomento, e dopo la legittima e logica reazione, ci serve la risposta dei cuori e delle menti.

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