Le Nazioni Unite promuovo la Strategia Green Communities e la Riforma dei Parchi italiani

Le Nazioni Unite promuovo la Strategia Green Communities e la Riforma dei Parchi italiani
La Strategia Nazionale delle Green Communities e la riforma dei Parchi italiani come laboratorio per le politiche sul cambiamento climatico corrispondono alle aspettative di innovazione delle Nazioni Unite.
E’ questa l’importante notizia che rimbalza dal Palazzo di Vetro dell’ONU di New York, dove in questi giorni è riunita l’Unione InterParlamentare delle Nazioni Unite per discutere dello stato di attuazione delle politiche di cambiamento climatico, del rischio innalzamento degli oceani e delle principali crisi ambientali del pianeta.
In rappresentanza della Camera dei Deputati, è intervenuto l’on. Enrico Borghi che ha sottoposto all’assemblea plenaria le principali novità legislative italiane in materia di adattamento e mitigazione climatica, spiegando che il modello italiano e’ sostanzialmente basato su due livelli: un approccio “top down” con la Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNAC) adottata dal governo nel settembre 2014, e un modello “bottom up” che attraverso la Strategia Nazionale per le Green Communities voluta con la legge 221 del 2015 e la riforma dei Parchi, delle aree protette e delle riserve marine attualmente in corso mira a coinvolgere le comunità locali e la società civile nel processo di costruzione di uno sviluppo sostenibile in grado di impattare positivamente sul cambiamento climatico in corso.
Abbiamo già ratificato l’accordo sul clima di Parigiha osservato l’on. Borghie puntiamo a fare in modo che l’11% del territorio nazionale oggi tutelato come area protetta diventi il laboratorio nel quale sperimentare nuovi modelli di crescita sostenibile attraverso la filosofia delle comunità verdi“.
Una proposta che ha raccolto l’apprezzamento dei rappresentanti dell’ONU.
Commentando l’intervento dell’on. Borghi, il rappresentante dell’agenzia ONU sul cambiamento climatico/IPCC Hans Otto Poertner ha osservato che “il modello italiano ‘ molto lineare, e l’idea di una rete integrata di parchi, oasi marine e comunità sostenibili è molto positiva, oltre che essere una condizione necessaria per la resilienza. L’osservazione fatta dal rappresentante italiano è il nocciolo della questione: dobbiamo permettere alle comunità locali di mettere in campo azioni per lo sviluppo sostenibile. Questa e’ la vera sfida per la politica dei prossimi anni”.
Un tema ripreso anche dall’ambasciatrice del Principato di Monaco presso le Nazioni Unite, Isabelle Picco: “L’Italia -ha dichiarato in assemblea- si sta confermando leader nel tema della resilienza, dei parchi e delle oasi marine, ed è importante il coinvolgimento dal basso e della società civile che propone perchè in essa si ripongono le nostri migliori speranze”.
Anche per il rappresentante del World Oceans Observatory presso le Nazioni Unite, Peter Neill, “la proposta italiana ha forti caratteristiche di innovazione perchè coglie il fatto che aree marine protette e aree protette di terra non sono opposte fra loro, ma si muovono in una logica di politica di tutela integrata”.
Usciamo da questa sessione di lavoro alle Nazioni Unite -ha commentato l’on. Enrico Borghi- confortati del fatto che le riforme messe in campo non solo sono in linea con il dibattito internazionale in materia, ma per alcuni aspetti costituiscono anche un motivo di innovazione particolare che fa guardare al nostro paese con interesse da molti partner mondiali. Un motivo in più di responsabilizzazione per attuare da un lato la Strategia Nazionale delle Green Communities, e dall’altro per fare una buona legge di riforma dei Parchi alla quale stiamo lavorando intensamente e che sono certo riceverà una spinta decisiva da questi apprezzamenti al nostro lavoro raccolti in una sede cosi’ importante e prestigiosa“.
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