Decreto immigrazione: meno emergenza e più sicurezza (e qualche ricaduta ossolana…)

Decreto immigrazione: meno emergenza e più sicurezza (e qualche ricaduta ossolana…)
Nella settimana di Pasqua, a pochi giorni dall’approvazione definitiva della legge sui minori stranieri non accompagnati che ha colmato una lacuna legislativa dai risvolti molto delicati, abbiamo definitivamente approvato il decreto sull’immigrazione, conosciuto anche come “decreto Minniti” dal nome del suo autore, il nuovo ministro dell’interno Marco Minniti.
E’ un provvedimento importante, che per la prima volta affronta la questione dei flussi migratori in modo strutturale, uscendo dalla demagogia della legge “Bossi-Fini” (quella che ci aveva regalato l’ingestibile reato di immigrazione clandestina, i Cie e i Cara modello lager e i Prefetti in stile “voglio, posso e comando”) e mettendo in campo per la prima volta misure organiche e provvedimenti efficaci per affrontare e gestire il fenomeno migratorio nella sua estrema complessità.
Il testo convertito in legge si muove su due binari paralleli: garantire l’accoglienza e l’asilo a chi ne ha effettivo diritto, e rendere efficaci le espulsioni e i rimpatri di chi non ha i requisiti. L’obiettivo di fondo è quello di accorciare i tempi di tutte le pratiche burocratiche, nella consapevolezza che le lunghe attese oltre ad essere un limbo esistenziale e giuridico annoso non sono solo inaccettabili dal punto di vista della dignità umana, ma possono aumentare il rischio di comportamenti illegali.
La nuova legge prevede un potenziamento degli organi preposti alle verifiche sul diritto di asilo, un nuovo modello processuale più rapido, un’integrazione dei migranti nel tessuto sociale mediante la possibilità di promuovere, attraverso intese con i Comuni, iniziative di implementazione all’impiego dei richiedenti asilo su base volontaria in lavori socialmente utili. Il “modello Vogogna”, che ci inventammo sul campo lo scorso anno sull’onda delle polemiche per il forzato arrivo in Ossola di richiedenti asilo, è quindi diventato legge, rendendo strutturale il percorso di conoscenza da parte dei migranti del contesto sociale in cui sono ospitati e la formazione di una coscienza della partecipazione!
Sull’altro versante, rimpatri ed espulsioni hanno da oggi procedure efficaci, con l’effettività dei provvedimenti di espulsione e l’istituzione di centri di permanenza per il rimpatrio più piccoli e più umani dei CIE. In tutto ciò, forte è la centralità dei Comuni e il raccordo coi territori,al posto delle “operazioni paracadute” del passato.
Gli effetti del “decreto Minniti”, che coniugano quindi la sicurezza con l’integrazione, si sono fatti sentire anche nel VCO, dove ai CISS del Verbano e del Cusio -che da tempo seguono i Comuni nel percorso di gestione associata dei flussi migratori- si è buon ultimo aggiunto anche il CISS dell’Ossola, dove la guida di destra dell’assemblea ne ha compromesso unità, funzionalità e compattezza. Dopo roboanti proclami, anche i sindaci della destra ossolana si sono acconciati alla gestione unitaria del fenomeno migratorio, non foss’altro per le motivazioni di carattere pecuniario che stanno alla base del provvedimento e che possono consentire a questi Comuni di mettere una toppa su una emorragia economica e finanziaria del Consorzio che non viene vista solo da chi non vuol vedere. In ogni caso, in virtù della proposta deliberata dal CISS Ossola e dalle scelte dei comuni dell’Ossola Inferiore, in Ossola il decreto Minniti vedrà la nascita di uno servizio SPRAR a Vogogna per 28 immigrati regolari per iniziativa di un accordo di programma tra 4 Comuni (Vogogna, Premosello Chiovenda, Pieve Vergonte, Ornavasso) e di un’accoglienza di 251 migranti per il 31 Comuni del Ciss Ossolano su un totale di 570 migranti accolti su tutto il territorio provinciale. I toni da campagna elettorale hanno lasciato spazio al pragmatismo, evidentemente. Anche se c’è sempre chi gioca a chiamarsi fuori, come i sindaci leghisti che non hanno votato il provvedimento anche se i loro Comuni beneficeranno dei provvedimenti economici del decreto Minniti, nel solco di un giochetto alla furbizia ormai inveterato.
Curiosa, infine, l’accusa giunta dalla destra al Pd di avere rotto  l’unità dell’Ossola su questo tema. Curiosa e risibile al tempo stesso. E’ grazie alla destra e alle sue gestioni dei principali comuni che oggi l’Ossola è divisa in quattro unioni dei comuni, al posto dell’unica grande Comunità Montana del passato; è divisa nel ciclo dell’acqua; è divisa sul ciclo dei rifiuti tra chi vuole migliorare il servizio con la partnership pubblico- privato (noi) e chi vuole mantenere in piedi il solito carrozzone pubblico (loro). E’ grazie alla destra che il territorio ossolano sul tema sanità è stato spappolato, e sul tema dei servizi sociali si è giocata una gara al ricatto da fiera del bestiame. E’ grazie alla destra che si sono rotti consolidati rapporti istituzionali, politici e funzionali spaccando il fondovalle e mandando in soffitta l’idea dell’Asta del Toce su cui si è cercato di programmare gli ultimi 20 anni della Valle. Lamentarsi ora l’inesistenza dell’unità dopo averla distrutta è un esercizio da veri e propri sepolcri imbiancati. Giustamente, il lamento è arrivato nella settimana santa, quella dove i Farisei ebbero il loro protagonismo. Ma i fatti hanno la testa dura, e si incaricheranno -dalla gestione immigrati fino al tema dell’unità ossolana- di dimostrare chi ha lavorato in questi anni per unire e progredire, e chi ha operato per dividere e disgregare al fine di mantenere nicchie di potere e rendite di consenso.
Finalino di settimana: la Regione Piemonte ha inviato a Roma lo studio di fattibilità per la realizzazione del nuovo ospedale del Verbano Cusio Ossola. Altro lavoro in arrivo, ma molto positivo.
Buona settimana a tutti,
Enrico
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