Idroelettrico e montagna: costruire un modello italiano per il rinnovo delle concessioni

Idroelettrico e montagna: costruire un modello italiano per il rinnovo delle concessioni

PER GARANTIRE IL PAGAMENTO DEI SERVIZI ECOSISTEMICI E UN NUOVO PATTO PUBBLICO-PRIVATO CON TERRITORI

Il punto oggi nel convegno dell’Intergruppo Sviluppo Montagna alla Camera dei Deputati

Un nuovo modello di sviluppo, che riconosca ai territori montani il proprio ruolo e li renda partecipi, anche in termini economici, del valore delle risorse idroelettriche. Questo l’appello condiviso da tutti i relatori del convegno “Idroelettrico e Montagne: quale modello per il futuro” organizzato oggi, martedì 27 giugno, dall’Intergruppo per lo Sviluppo della Montagna alla Camera dei Deputati. Scopo dell’incontro aprire un confronto tra legislatore, regioni, enti locali e stakeholders alla luce del pronunciamento della UE, che ha stabilito la non conformità europea della norma con la quale il governo Monti nel 2012 aveva stabilito la proroga delle concessioni di grande derivazione idroelettrica scadute fino al 31 dicembre 2017, obbligando i nuovi concessionari a rilevare il ramo d’azienda comprensivo di tutti i rapporti giuridici afferenti alla concessione e creando -a giudizio della Commissione- un indebito vantaggio al concessionario uscente.

Il confronto in atto tra governo e commissione -spiega il presidente dell’Intergruppo, on. Enrico Borghi – sul tema del rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche deve basarsi sugli indirizzi e i principi direttivi del Parlamento. Con essi occorre riscrivere il patto tra i territori che generano l’acqua e i gestori che la trasformano in energia verde, per assicurare il diritto di opzione e la libertà di scelta nei territori di origine dell’idroelettrico, ovvero le terre montane, anche nell’ottica del pagamento dei servizi ecosistemici che sta entrando nella legislazione italiana“.

Secondo Borghi, all’interno della Strategia Elettrica Nazionale (SEN) occorre costruire un modello italiano nel quale si incrocino i contenuti degli accordi di Parigi con le politiche industriali del Paese .

La politica energetica – prosegue -, non è solo la regolazione dei mercati, ma un nuovo, articolato intervento pubblico in un rapporto virtuoso e stretto con le Regioni e gli Enti locali, in grado di riconoscere il giusto ritorno al territorio montano nel percorso di rinnovo delle concessioni di grande derivazione, finalizzato alla tutela e allo sviluppo sostenibile. Pertanto l’intergruppo avvierà un’azione formale sul Governo. Chiederemo ai Ministri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente un incontro per definire le opportunità e la via politica per costruire un nuovo patto tra pubblico e privato, tra territori e concessionari, tra proprietari di impianti energetici e comunità“.

Una road map condivisa dai vicepresidenti dell’Intergruppo, il sen Giovanni Piccoli e l’on. Roger De Menech.

L’idroelettrico, i territori, il rinnovo delle concessioni – secondo Piccolidevono essere al centro della nostra agenda politica italiana“.

Serve qualità – ribadisce De Menechsia per le nuove concessioni sia per assegnare quelle in scadenza. Qualità nella gestione del bene idrico e nei procedimenti amministrativi. Questo si raggiunge solo con una buona pianificazione pubblica, più trasparente e ferrea“.
L‘avvocato Eugenio Bruti Liberati ha registrato “l’asimmetria nei diversi Paesi nella procedura di assegnazione delle concessioni”.

E’ indispensabile – secondo il giurista – armonizzare le procedure, introducendo una disciplina che consenta l’assegnazione delle concessioni in modo trasparente e non discriminatorio, con adeguata pubblicità e criteri puntuali. Le imprese italiane, a causa di questa asimmetria, rischiano di perdere le loro concessioni senza avere la possibilità di competere per aggiudicarsi quelle di altri Paesi europei. Anche per questo, oggi è necessaria una forte iniziativa del Governo italiano per ottenere dalla Commissione Europea interventi che rendano realmente contendibile, e in misura adeguata, la capacità idroelettrica di altri Stati membri, posticipando l’avvio delle procedure di gare italiane sino all’effettiva apertura degli altri mercati europei“.

Il sistema delle imprese, rappresentato nel convegno alla Camera da Adolfo Spaziani (Utilitalia) e da Luigi Napoli (Elettricità Futura), ha lanciato un apello alla politica, per “cambiare marcia, procedere speditamente nelle scelte, armonizzando le regole del mercato”.

FederBim, con il vicepresidente Gianfranco Pederzolli, ha richiesto la “possibilità di remunerare i territori nel percorso di rilascio delle concessioni”, sottolineando l’inopportunità di un meccanismo di gara generalizzato. Per Uncem, rappresentato da Marco Bussone, “occorre riprendere,il coinvolgimento degli enti locali delle montagne nel percorso di rinnovo o di proroga delle concessioni, che non possono avvenire al di sopra della testa delle popolazioni locali interessante. Inoltre, “non si possono bloccare gli Enti locali che vogliono realizzare nuovi micro e mini impianti idroelettrici. “Serve una programmazione di valle – ha detto Bussone – anche per la realizzazione di piccoli invasi, mini bacini, per uso potabile e idroelettrico, molto utili in caso di forti periodi di siccità. Un patto con il territorio è necessario“.

Le conclusioni di Ugo Parolo, Sottosegretario di Regione Lombardia con delega alla montagna: “Un quarto dell’idroelettrico italiano è prodotto in Lombardia. Siamo tra i primi a voler essere attenti al settore e al suo futuro. Più della metà degli impianti lombardi ha concessioni scadute – spiega Parolo – Serve equilibrio tra concessioni pubbliche e private. La semplificazione è necessaria, e il decreto Bersani di fatto è stato superato dalla storia. Ecco perché il patto con il territorio è da riscrivere. Dobbiamo pensare a un nuovo assetto per assicurare misure di compensazione territoriale, efficienza, sicurezza, conservazione della capacità di invaso. In questo patto, le Regioni saranno garanti dei territori nei confronti dei grandi player. E la modifica di canoni e sovracanoni, deve avvenire all’interno della remunerazione dei servizi ecosistemici che sono un pilastro del nuovo sistema che proponiamo, nel quale il patto coi territori scaduto e da riscrivere deve prevedere che i beni bagnati sono pubblici e che non bisogna fare nessuno spezzatino sulle opere asciutte“.

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