Piccoli comuni e terzo settore: rush finale!

Piccoli comuni e terzo settore: rush finale!

Due riforme importanti, che attengono alla ricostruzione del tessuto connettivo sociale e territoriale italiano, stanno entrando in porto.

Anzi, una taglia il traguardo, mentre l’altra ha imboccato il rettilineo d’arrivo.

La prima –di carattere prettamente sociale- è il cosiddetto “Codice del Terzo Settore”,  che insieme con la regolamentazione dell’impresa sociale e del cinque per mille sono stati varati in via definitiva dal Consiglio dei Ministri, dopo un confronto con le Commissioni delle due Camere che ha consentito di migliorare il testo e rispondere ad alcune esigenze largamente diffuse. La riforma riguarda più di 300 mila organizzazioni associative, cooperative e di volontariato e che coinvolge più di 6 milioni di cittadini che dedicano tempo all’impegno volontario. La riforma -con le sue norme di sostegno fiscale e di sviluppo di progetti innovativi-  darà impulso alla crescita di un Terzo Settore più trasparente ed efficace.

La nuova normativa mette a disposizione del Terzo Settore risorse pari a 190 milioni che saranno investite in nuovi incentivi fiscali, nella nascita di un Fondo progetti innovativi, nello sviluppo del Social bonus, nel lancio dei Titoli di solidarietà, oltreché in un incremento della dotazione del Fondo per il Servizio Civile, in modo da accrescere, anche per il 2018, i posti disponibili per i giovani che lo vogliono sperimentare.

Un ruolo essenziale nella nuova regolazione sarà incentrato sul Registro Unico del Terzo Settore: uno strumento che sarà avviato, gestito e aggiornato dalle Regioni ma che utilizzerà un’unica piattaforma nazionale. L’obiettivo è il superamento della frammentazione e dell’opacità dei troppi registri oggi esistenti: l’accesso al Fondo progetti, al cinque per mille, agli incentivi fiscali sarà possibile solo attraverso l’iscrizione al Registro.

 Con il decreto sull’impresa sociale, l’Italia si dota di una normativa innovativa: ampliamento dei campi di attività (commercio equo, alloggio sociale, nuovo credito, agricoltura sociale, ecc.); possibile, seppur parziale, distribuzione di utili e soprattutto incentivi all’investimento di capitale per le nuove imprese sociali: il 30% dell’investimento potrà essere fiscalmente deducibile o detraibile, analogamente a come avviene oggi per le startup innovative tecnologiche. Nel mese di luglio prenderà altresì avvio il Fondo di garanzia e per il credito agevolato dedicato proprio alle imprese sociali. Il Fondo ha una dotazione di 200 milioni. 

Per il cinque per mille il decreto porta a compimento la riforma strutturale iniziata con la Legge di Bilancio 2015, che ha attribuito risorse in modo stabile per 500 milioni all’anno. Ora si tratta di accelerare i tempi di erogazione, introdurre criteri innovativi nel riparto delle risorse e rendere del tutto trasparente l’utilizzo delle risorse da parte dei beneficiari.

Una norma importante, per la quale forti in particolare sono stati gli impegni dei sottosegretari Maria Elena Boschi e del piemontese Luigi Bobba, che impatterà positivamente su un territorio come quello della nostra regione dove i numeri del terzo settore sono rilevanti. In Piemonte, infatti, sono ben 3.103 le organizzazioni di volontariato registrate (1.069 a Torino, 386 ad Alessandria, 166 ad Asti, 232 a Biella, 664 a Cuneo, 343 a Novara, 204 a Vercelli e 119 nel VCO), e 1.013 sono le cooperative sociali 8475 a Torino, 118 ad Alessandria, 723 ad Asti, 50 a Biella, 147 a Cuneo, 77 a Novara, 38 a Vercelli e 36 nel VCO) che danno lavoro a 45.642 addetti .

Un mondo che da oggi ha norme moderne, in grado di aumentare la coesione sociale interna al paese che è condizione al tempo stesso di equità, giustizia e sviluppo economico.

La seconda norma, quella di valenza territoriale, è una legge che conosco da molto vicino, visto che porta la mia seconda firma dopo quella di Ermete Realacci e della quale sono stato relatore alla Camera: la legge per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti e dei territori montani e rurali.

Dopo l’avvenuta approvazione nella commissione referente senza modifiche al Senato, ora il testo è stato inserito nel calendario d’aula della Camera alta del mese di luglio, e incrociamo le dita per arrivare alla sua approvazione.

Dei tanti aspetti, che avremo certamente modo di sviluppare più avanti, uno in particolare a mio avviso è da sottolineare di questa legge. Non sono né i soldi (che pure ci sono – 100 milioni-  aprendo un canale di finanziamento dei piccoli comuni che potrà essere rinforzato nelle varie leggi di bilancio), né gli elementi burocratici che troppo spesso vengono evocati nell’assenza della politica. E’ l’aspetto politico più rilevante: per la prima volta in Italia, in una legge della Repubblica viene scritto a chiare lettere che vivere nei territori montani e rurali corrisponde all’interesse generale, e che l’insediamento in questi territori costituisce una risorsa a presidio del territorio, soprattutto per le attività di contrasto al dissesto idrogeologico e per le attività di piccola e diffusa manutenzione e tutela dei beni comuni.

Si inverte un paradigma culturale, affermatosi per troppi anni, che vedeva la presenza delle comunità operose sui territori dei piccoli comuni come elemento di residualità e di arcaicità. Ora, invece, si sancisce il principio che solo con la presenza delle persone sui territori è possibile presidiare ambiente e territori.

Un passaggio culturale molto importante, che apre la strada ai contenuti successivi della legge.

Anche per questo, spingiamo la legge nel suo ultimo miglio.

 

Buona settimana a tutti,

 

Enrico

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