Calenda, il liberalismo pragmatico e l’idroelettrico

Calenda, il liberalismo pragmatico e l’idroelettrico

Qualche settimana fa ho partecipato all’assemblea annuale di Confartigianato, e dal ministro Calenda ho sentito declamare -nel suo malcelato intento di ritagliarsi il ruolo del Macron italiano- il concetto un po’ fumoso del “liberismo pragmatico”. Lo stesso concetto è’ stato ribadito in varie occasioni, da Confindustria ad Assolombarda alle ospitate televisive in favore di telecamera. Bene, si da’ il caso che il nostro Paese sia sotto infrazione dalla UE per le procedure di mancato rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche in molte parti (tutte montane) del territorio italiano. Quale sarà l’esercizio di “liberismo pragmatico” di Calenda? Avviare gare senza principio di reciprocità europeo, con risultato di farci invadere -chesso’- da Electricite’ de France (colosso statale dell’energia transalpina)? Oppure aprire un confronto con parlamento, regioni ed enti locali per capire come coniughiamo i temi della concorrenza con quelli dell’ambiente, dei territori e dell’interesse nazionale? Lo scrivo qui -e glielo chiederò con atti parlamentari- perché da presidente dell’Integruppo Parlamentare per lo Sviluppo della Montagna sto ancora aspettando risposta alla mia richiesta di incontro per discuterne. Forse la buona educazione e il rispetto istituzionale non fa parte del manuale delle istruzioni del “liberismo pragmatico”. O forse, dopo la nascita del Macron nazionalizzatore, anche il liberismo pragmatico e’ finito in archivio.

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