Borghi scrive a Gentiloni: “Attiviamo l’autonomia in legge di bilancio”

Borghi scrive a Gentiloni: “Attiviamo l’autonomia in legge di bilancio”

Ecco la lettera del deputato ossolano dopo la visita del Premier ad Aosta. 

 

Caro Presidente, Caro Paolo,

 

nel corso della tua visita ad Aosta, congiuntamente con il ministro Minniti, ho avuto modo di apprezzare in particolare due aspetti della tua riflessione compiuta alla “Scuola di Democrazia”.

Il primo è relativo al tema della autonomia territoriale, e della sua essenzialità con l’impianto costituzionale italiano. Da troppi anni, infatti, dentro un pendolo che sembra impazzito, la politica italiana e i suoi rappresentanti oscillano tra richieste esasperate di autonomia che sfocia in localismi e addirittura indipendentismi, cui fa da contrappunto un mai sopito ritorno centralista da parte di alcuni strati dirigenziali di Stato e delle Regioni che pensano di liquidare con un ritorno allo Stato giolittiano le difficoltà della modernizzazione italiana.

Le tue parole, che ripristinano peraltro il corretto equilibrio sancito all’articolo 5 della nostra Carta Costituzionale sul ruolo fondativo ed essenziale delle autonomie italiane, riportano finalmente il dibattito e -soprattutto- le impostazioni istituzionali su un essenziale presupposto: la valorizzazione delle autonomie territoriali italiane è il presupposto (e non l’ostacolo) per l’unitarietà nazionale italiana, ed è lo strumento essenziale col quale un paese articolato e composito come l’Italia può offrire ad uno scenario europeo dilaniato da nazionalismi di ritorno o nostalgici e irrealistici ritorni alle “piccole Patrie” ottocentesche un modello e una chiave di lettura per il governo di fenomeni delicati e complessi.

Il secondo aspetto importante della tua visita ad Aosta, intimamente connesso al primo, risiede nelle parole da te molto opportunamente citate di Federico Chabod: “sembra a me che sarebbe bello e nobile da parte della nuova Italia iniziare, per prima in Europa, una politica di larga libertà nelle sue zone di frontiera”. Ebbene, caro Presidente, nell’Italia di oggi questa politica di “larga libertà” nelle zone di frontiera alpina è stata condotta -per i noti motivi storici- al punto tale da creare fratture e squilibri interni all’Italia. La concessione dell’autonomia speciale alla Regione Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia e alle province autonome di Trento e di Bolzano ha dato risposte importanti per quei territori e per la coesione nazionale, ma la successiva evoluzione istituzionale del resto dei territori di frontiera (con il sostanziale fallimento del regionalismo trasformatosi in elefantiasi burocratica e con lo svuotamento delle competenze e delle risorse delle province ordinarie) ha determinato uno squilibrio e un “dumping” interno ormai insostenibile.

L’intero territorio alpino, spezzettato nella sua governance tra regioni a statuto speciale, regioni a statuto ordinario, province autonome e province in via di smantellamento, non arriva anche a causa di ciò ai livelli di competitività, attrazione e sviluppo che raggiunge in paesi a noi confinanti come Svizzera, Austria e Germania.

In questa legislatura, come sai, abbiamo avviato una soluzione legislativa a questa disparità, intervenendo nella legge Delrio con la creazione nelle zone maggiormente “compresse” da tale situazione di tre province montane -il Verbano Cusio Ossola, Sondrio e Belluno– dotate di maggiori poteri e funzioni rispetto a quelle ordinarie proprio per iniziare un percorso di riequilibrio all’interno del territorio alpino che, senza andare a scapito delle maggiori condizioni di autonomia esistenti, avviasse una indispensabile perequazione proprio nel solco dell’ispirazione di Chabod.

Le varie vicissitudini della legislatura (nazionale e regionali) non hanno consentito sin qui un dispiegamento organico e omogeneo della riforma Delrio con riferimento alle province montane. Il mantenimento -confermato dal corpo elettorale con il referendum del 4 dicembre 2016- di alcune competenze a livello regionale crea una disparità di finanziamento tra Regioni, e ad esempio risulta non praticabile sul piano statale una azione di finanziamento delle funzioni provinciali a valore sui tributi nascenti dalle concessioni idroelettriche, come pure sarebbe auspicabile e necessario per ragioni di equità; il quadro complessivo della vicenda province è ben noto, e si scarica sulle situazioni più fragili e complesse come quelle di frontiera (dove il territorio è ampio e complesso a fronte di una popolazione rarefatta e poco concentrata in centri urbani)  aumentando il grado di difficoltà, e conseguentemente il senso di spaesamento.

Per questo ritengo che, proprio partendo dalle tue riflessioni di Aosta, la prossima legge di bilancio sia lo strumento indispensabile e necessario per mettere in campo azioni di riequilibrio, lungo il solco istituzionale già tracciato.

In particolare, si rendono necessarie e indilazionabili da un lato azioni tese a risolvere strutturalmente la questione del finanziamento delle funzioni fondamentali delle province ordinarie (prevedendo altresì uno specifico fondo per la fuoriuscita dalla situazione di pre-dissesto di province come il Verbano Cusio Ossola che in tale situazione si sono ritrovare per tagli compiuti dallo Stato e non per imperizia degli amministratori locali degli ultimi 3 anni)  e dall’altro azioni nuove per garantire la copertura finanziaria delle funzioni fondamentali aggiuntive attribuite alle tre province montane dalla legge dello Stato, e sin qui rimaste disattese., possibilmente in un’ottica di autonomia tributaria e non di finanza derivata.

Faccio appello pertanto alla tua sensibilità e alla tua autorevole azione, affinché tali azioni possano essere intraprese, e si possa proseguire coerentemente lungo questa strada, dando forza e sostanza alle idee dell’autonomia fondativa dell’identità nazionale.

 

Grato per l’attenzione, ti saluto cordialmente.

 

Roma, 9 ottobre 2017

 

On. Enrico Borghi

 

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