Tra legge elettorale e compleanno del PD

Tra legge elettorale e compleanno del PD

E’ stata una settimana molto intensa. Giovedì abbiamo votato, a scrutinio segreto e con una grande compattezza del gruppo che ha sorpreso molti osservatori pronti a scommettere sull’implosione del Pd, la riforma della legge elettorale.
Un testo di sintesi tra forze politiche di maggioranza e di opposizione, al quale ho modestamente contribuito presentando con altri amici e colleghi un disegno di legge all’indomani dell’esito del referendum istituzionale del 4 dicembre 2016, con il quale si proponeva il ripristino dei collegi uninominali.
Il testo ha il pregio di rendere omogeneo il sistema elettorale tra Camera e Senato, dopo che il corpo elettorale ha voluto mantenere il bicameralismo perfetto, scelta che imponeva una rivisitazione della precedente legge (l’Italicum) uscita dal vaglio della Corte Costituzionale sostanzialmente inapplicabile.
La scelta fatta con il “Rosatellum” consente di recuperare il rapporto tra eletto ed elettore, perchè il cittadino si troverà sulla scheda i nomi dei candidati al Parlamento sia nella parte maggioritaria sia nella parte proporzionale, e quindi potrà fare le sue valutazioni evitando -come avveniva col Porcellum fatto da Calderoli- di affidare una delega in bianco ai partiti che compilavano chilometriche liste bloccate dove il potere di scelta del cittadino veniva azzerato.
Questo testo, che a mio avviso sarà confermato al Senato dando così all’Italia la possibilità di una legge adeguata così come ha chiesto a più riprese il Presidente della Repubblica, ha una caratteristica. L’introduzione di una quota di maggioritario renderà più complessa l’elezione di parlamentari democratici in Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto, dove la somma dei voti tra Forza Italia e Lega Nord rende sulla carta la destra più competitiva. Nonostante ciò, abbiamo votato con grande convinzione questa riforma, perchè in Parlamento si sta per l’Italia e non per i personali tornaconti.
Vorrà dire che le difficoltà saranno un motivo in più per darci dentro con ancora maggiore determinazione.
Nel frattempo, sabato scorso il Pd ha compiuto 10 anni! Abbiamo compiuto dieci anni!
In una stagione nella quale i partiti si smontano e si montano dalla sera alla mattina, e’ già una notizia! Una comunità politica, che finalmente si è condensata dieci anni fa attorno ai concetti di libertà, uguaglianza, giustizia sociale, pari opportunità e sostenibilità ambientale, è un giacimento prezioso da custodire e non disperdere. Vorrei dare un piccolo contributo personale in tal senso. Nel 2007 feci parte della commissione per la Carta dei Valori, presieduta da Alfredo Reichlin. Ricordo che discutemmo a lungo sul concetto di “vocazione maggioritaria”. A me non entusiasmava quel principio, perché ne temevo la sua declinazione in volontà di autosufficienza e in arroganza di potere. Fu proprio Reichlin a convincermi, spiegandomi che quel principio andava inteso come volontà di sussumere in se’ l’interesse generale e il bene comune, stando distanti da frazionismi e ideologie che avevano contraddistinto la storia della Sinistra nel Novecento. Ricordo che a fronte di questo ragionamento, con altri amici (penso ad Antonino Zaniboni) replicammo che su questa base la “vocazione maggioritaria” era la naturale declinazione del “country party” -il Partito del Paese-, definizione con la quale i Democratici USA si definiscono. Reichlin concordo’. “Un partito -ci disse- è uno strumento per inverare principi e valori nella Storia”. Noi democratici, dopo dieci anni, abbiamo ancora tutta la responsabilità di operare per essere il partito del Paese, in una stagione dove interesse comune e patriottismo vengono conculcati da destra da corporativismo e nazionalismi, quando non secessioni. Auguri e buon lavoro, amici e compagni.

A DESTRA CONFUSIONE E FUGHE DALLA REALTA’ SUL FUTURO DEL VCO
Qualcuno mi ha chiesto di rendere pubblico il mio pensiero sulla proposta avanzata da due ex parlamentari di destra, l’on. Roberto Rosso e il sen. Valter Zanetta, oggi accasatisi sotto l’esoterica formazione politica denominata “Direzione Italia” dopo essersi originariamente battezzata “Conservatori e Riformisti” e della quale non si conosce il peso elettorale visto che si è rigorosamente guardata dal presentarsi al voto da quando si è costituita.
Sono stato su questo punto intervistato da Radio San Francesco, e quindi riprenderei qui il testo della mia dichiarazione.
“Penso che i cittadini siano molto svezzati, sotto questo punto di vista: mancano pochi mesi alle elezioni alle elezioni politiche e per conquistare i titoli dei giornali si fanno le battute ad effetto. Il tema che è stato posto sul tavolo merita una riflessione e un approfondimento ben più compiuto che quattro manifesti e due boutade in conferenza stampa: è un tema che meriterebbe un progetto culturale, prima ancora che politico, che francamente non vedo. Mi sembra che questa del referendum sul passaggio alla Lombardia sia una battuta ad effetto per conquistare uno strapuntino o un posto al sole nella corrida che si sta per aprire con le elezioni politiche. Il tema, a mio avviso, è diverso: dovremmo capire come un territorio come il nostro riesce a dotarsi di una propria soggettività, senza illudersi ogni volta di rincorrere una chimera.”.
“Ci sono politici locali che quando non sanno più cosa dire, o quando non sanno cosa fare, si inventano qualcosa. Ripassiamo mentalmente che cosa ci si siamo inventati negli ultimi trent’anni: la Regione autonoma della Val d’Ossola, la Provincia autonoma del Verbano Cusio Ossola, il passaggio alla Svizzera, il passaggio alla Lombardia, la zona franca… Ci manca solo che qualcuno ci candidi al passaggio sulla Luna e poi ce le siamo giocate tutte.
Ho letto che negli ultimi quindici giorni la destra ha battuto tutti i record, proponendo contemporaneamente almeno tre cose opposte fra loro: Direzione Italia ha allestito il referendum per il passaggio alla Lombardia, la Lega Nord ha fatto partire il comitato per il Piemonte regione a statuto speciale, e Forza Italia ha lanciato il VCO come “zona franca” all’interno del Piemonte. Mi sembra di stare in una fumeria d’oppio, dove si va per cercare un paradiso artificiale per rifuggire dalla realtà, e raccontarsi un mondo che non c’è.
Non che la Lombardia non sia dal punto di vista strutturale, culturale, infrastrutturale il nostro punto di riferimento. Ma, intanto bisognerebbe capire cosa ne pensano i Lombardi prima di lanciarsi anima e cuore nelle loro braccia; e poi occorrerebbe fare cose che da un lato sono realmente praticabili, e dall’altro a rispondere alla effettiva esigenza di far pace con noi stessi. Se non riusciamo nemmeno a metterci d’accordo su dove fare la sede dell’Agenzia delle Entrate di Domodossola, mi fa fatica immaginare che qualcuno dall’esterno metta ordine in casa nostra. A meno che non vogliamo fare i feudatari di un imperatore da chiamare per dirimere i nostri piccoli conflitti quotidiani, che derivano da una assenza di progetto e di strategia su chi siamo e cosa vogliamo realmente.
Io non credo che la soluzione sia acconciarsi ad essere appendice periferica di una Regione o di un’altra, ma lavorerei sulla eliminazione del concetto di marginalità e di periferia che abbiamo nella testa e che non corrisponde alla realtà, come denota anche la discussione tra Italia e Svizzera nella quale siamo elemento assolutamente centrale e come dimostra l’evoluzione della politica delle Alpi con la Strategia Macroregionale Alpina, con l’asse Rotterdam-Genova, con il ruolo dei territori montani nel cambiamento climatico e nell’era dell’energia rinnovabile al 100% entro il 2050, nella quale dobbiamo starci come VCO, indipendentemente dalla collocazione burocratica nella quale siamo immersi , visto che sotto questo profilo nulla cambia se essere piemontesi o lombardi se noi non abbiamo un nostro progetto, una nostra identità, una nostra soggettività. Questa è autonomia, che a mio avviso dobbiamo rivendicare e percorrere concentrando ogni energia in tal senso anzichè disperderle per tanti rivoli. Rincorrere Torino o Milano significa subalternità, e buttarsi alla ricerca del Pirellone significa solo fuga dalla realtà. Magari fatta per darsi una riverniciata di presentabilità, dopo che per vent’anni nulla si è fatto in proposito quando su questo -penso al ventennio della destra parlamentare del VCO- si è avuto il monopolio della rappresentanza”.

BANDO PERIFERIE: GENTILONI FIRMA, A VERBANIA 8 MILIONI DI EURO
Ora è arrivata l’ufficialità, di un percorso burocratico già deciso a monte da una legge votata dal Parlamento: il premier Paolo Gentiloni ha firmato il decreto del CIPE con il quale si attribuiscono formalmente le risorse del “bando Periferie”, voluto lo scorso anno dal governo Renzi, ad una serie di città tra cui Verbania. Nei prossimi giorni, a seguito della pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, la sindaca Silvia Marchionini firmerà il il protocollo d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri che stanzierà gli 8 milioni di euro con i quali sarà possibile ultimare il Movicentro di Fondotoce, realizzare il secondo lotto della ciclabile Suna-Fondotoce, il piano spiagge e la ciclopedonale del Toce e la sistemazione del Parco della Resistenza.
Sull’effettiva esistenza di tali risorse si sono sprecate nei mesi scorsi, a livello verbanese, polemiche imbarazzanti da parte della destra locale che chiunque dotato di un minimo di competenza del diritto amministrativo, o di semplice esperienza, avrebbe accuratamente evitato.
Non resta che concludere che, mentre si realizzeranno finalmente opere da vent’anni attese o addirittura ferme, le bugie hanno le gambe corte e i fatti hanno la testa dura!

Buona settimana a tutti,

Enrico

Articoli correlati
Lascia un tuo commento