Da Bologna una sfida lanciata

Da Bologna una sfida lanciata

E’ stata la settimana dell’assemblea nazionale dell’Uncem, che si è svolta venerdì e sabato scorsi presso la sede del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna a Bologna.
Una “due giorni” da titolo impegnativo: “sfida montagna: opportunità e risorse per lo sviluppo dei territori”. E a giudicare dalla qualità e quantità degli interventi e dei contributi, si tratta di una sfida lanciata per dimostrare che la montagna italiana non è terra del margine, luogo della periferia, spazio per gli ultimi rimasti, ma al contrario elemento di centralità ambientale, sociale ed economica, e che per questo non può essere messa nel sottoscala dalla politica.
Le parole del messaggio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha avuto la cortesia di indirizzarmi a nome dell’associazione, sono del resto chiare: “la montagna –ha scritto il Capo dello Stato– è per sua natura una sfida. Una sfida che riguarda il futuro di tutto il Paese e che può dare all’Italia la possibilità di radicare -nella sostenibilità- una nuova stagione di sviluppo. Essa è una straordinaria ricchezza del Paese, alimenta la nostra cultura, è un tratto distintivo della nostra stessa identità. Occorre affrontare con determinazione i problemi dei cittadini e delle comunità che vivono nei territori di montagna, spesso lontano dalle grandi arterie di comunicazione, talvolta sfavoriti da servizi meno accessibili o poi difficilmente disponibili”. “E’ necessario -ha continuato il Presidente Mattarella nel messaggio- approntare politiche attive per evitare che si spopolino borghi e paesi, perchè l’abbandono di questi rischia di provocare gravi squilibri nei territori, fratture nella società e un grave impoverimento dell’ambiente, i cui danni di ripercuoterebbero ovunque”.
Dal Presidente Mattarella anche alcune considerazioni sulla nuova legge nazionale per i piccoli Comuni: “E’ un passo significativo nella direzione dello sviluppo inclusivo e disponibile, basato sull’autogoverno delle popolazioni montane.”.
Rileggo le parole chiave del messaggio del Presidente: sfida, ricchezza del Paese, lotta allo spopolamento, sviluppo sostenibile, autogoverno.
Sono tutti temi forti che da anni rilanciamo, e che per tanto tempo sono rimasti senza interlocutori. Avere oggi il Capo dello Stato che con grande sensibilità, e intelligenza, rilancia questi temi, mi fa capire che eravamo sulla strada giusta quando nel silenzio generale difendevamo il ruolo generale degli strumenti dell’autonomia dei territori montani, come elemento per il governo di un territorio delicato e come premessa per un’Italia nuova e diversa. E che per questo dobbiamo andare avanti, con ancora maggiore determinazione e impegno.
Da Bologna questa visione di centralità della montagna, che speriamo mandi in archivio definitivamente l’habitus mentale della marginalità e della perifericità (premessa per la politica del piagnisteo e dell’assistenzialismo) per aprire la strada alla voglia di protagonismo della nuova fase che si sta aprendo, è emersa con forza dagli interventi di amministratori, professionisti, esperti, docenti universitari. Ed è su questo che continueremo.

CITTADINO ONORARIO
Il piccolo comune di Gioi, nel cuore del Cilento, mi ha fatto l’onore di nominarmi “cittadino onorario” per il mio impegno speso a sostegno delle ragioni delle comunità che vivono nei piccoli comuni e nelle aree montane. Giovedì sarò da loro per ricevere questo riconoscimento , che mi onora e che desidero condividere con i tantissimi amici e amiche che in questi anni hanno portato avanti insieme a me sforzi, fatiche e azioni per tali aspetti.
Ringrazio di cuore il Sindaco Andrea Salati e la sua amministrazione.

NON HO CAPITO…
Vedo che proseguono banchetti di raccolta firme nel VCO, a cura della destra locale. Pittoresca la scena di sabato a Verbania, dove nello stesso momento e nella stessa piazza in un angolo Forza Italia raccoglieva firme per la Zona Economica Speciale del VCO annunciando mirabilanti diminuzioni di imposte, e dall’altra il comitato “Diamoci un taglio” -guidato da una frazione della destra locale a cui si aggiunge ora una spruzzata di grillismo- promuoveva sottoscrizioni annunciando il passaggio alla Lombardia come l’ingresso nel nuovo Eldorado.
Non ho capito una cosa, però: come mai i promotori di questa iniziativa – contrari sia alla chiusura del Punto Nascite di Domodossola che alla realizzazione del nuovo ospedale di Ornavasso – non spiegano ai cittadini che con il passaggio alla Lombardia il Punto Nascite di Domodossola verrebbe chiuso perchè la Lombardia applica l’accordo del 2010 con la chiusura dei punti nascite sotto i 500 parti/anno? E come mai non spiegano che la stessa Lombardia ha chiuso in questi anni ospedali della taglia del San Biagio e del Castelli?
Così, giusto per provare a parlare di qualcosa di concreto oltre la cortina fumogena delle firme fatte in calce a promesse irrealizzabili…

Buona settimana a tutti,

Enrico

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