Il cammino della giustizia: 4 anni di riforme

Il cammino della giustizia: 4 anni di riforme

Pochi all’inizio di questa legislatura avrebbero scommesso più di qualche centesimo sul fatto che la giustizia potesse rappresentare il terreno di una vasta azione di riforme. Credo che ancora meno sarebbero stati coloro che avrebbero indicato la giustizia come uno dei pilastri portanti dell’azione dei governi che si sono succeduti. La giustizia era infatti un terreno irto di ostacoli, per più di due decenni campo di un conflitto aperto tra le forze politiche, tra i soggetti della giurisdizione, tra politica e magistratura. In passato, anche maggioranze omogenee si erano arenate di fronte alle scelte più complesse.

Perché mai e con quali speranze di successo, quindi, in un quadro parlamentare frammentato con maggioranze di governo eterogenee ci si sarebbe dovuti imbarcare nella sfida di riformare la giustizia italiana e di intervenire su nodi irrisolti da un quarto di secolo? Se riflettiamo oggi su queste considerazioni, mentre rileggiamo le azioni che sono state messe in campo, che in questo volumetto divulgativo abbiamo provato a sintetizzare mettendo insieme i passaggi più rilevanti, ci si rende conto dell’eredità positiva che questa stagione di Governo lascia al Paese.

Il conflitto del ventennio passato attorno a questo tema rappresenta uno degli elementi che ha rischiato di portare al collasso il sistema giudiziario.

Il sistema penitenziario nel 2010 aveva raggiunto il picco massimo di detenuti della storia: quasi 70.000, a fronte di meno di 45.000 posti disponibili. Un tasso di sovraffollamento carcerario superiore al 150%, che in alcune realtà toccava 6 picchi del 200%. Una situazione che è costata all’Italia una dura condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Sempre negli stessi anni, la giustizia civile ha toccato il picco massimo di affari pendenti, circa 6 milioni. L’arretrato civile italiano nel 2009 era pari alla somma degli affari civili di Francia, Germania e Spagna messe insieme.

L’Italia, tra i Paesi del Consiglio d’Europa, era seconda solo alla Russia per affari pendenti di fronte ai tribunali, con uno dei tassi di litigiosità più elevati tra i Paesi industrializzati. Tempi del processo in costante crescita. Anche in questo caso, ripetute condanne da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo per irragionevole durata del processo: lo Stato italiano condannato a centinaia di milioni di euro di indennizzi ex legge Pinto nei confronti dei cittadini per durata eccessiva dei processi.

 

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