Borghi: “Anche per l’ambiente il voto sarà decisivo per andare avanti o tornare indietro”

Borghi: “Anche per l’ambiente il voto sarà decisivo per andare avanti o tornare indietro”

 

Il voto del 4 marzo  sarà decisivo per molti aspetti, tra i quali il tema delle questioni ambientali. Oggi abbiamo sul campo due modelli di dimensione internazionale, che hanno evidenti implicazioni sul piano delle politiche ambientali. Per noi l’Italia deve stare da protagonista in Unione Europea, contribuire in maniera decisiva alla sua emancipazione dalla dimensione tecnocratica per tornare alla sua dimensione comunitaria e popolare, e stare nella locomotiva di testa insieme con la Francia di Macron e la Germania della “grosse koalition” che fanno del riorientamento delle filiere produttive in un’ottica ambientale e della creazione del valore economico della sostenibilità la loro azione. Dall’altra parte di sono gli emuli del Patto di Visegrad, quelli che ci vogliono portare a dipendere in tutto e per tutto dalle fonti fossili straniere e che rilanciano il condono edilizio. Votare Pd significa avere un’Italia protagonista del recepimento dei concetti dell’economia circolare, che abbiamo contribuito a costruire a livello europeo“.
Lo ha detto oggi a Roma l’on. Enrico Borghi, capogruppo Pd  della commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera e candidato Pd nel collegio plurinominale della Camera dell’Alto Piemonte, intervenendo al forum organizzato da Legambiente sulle sfide ambientaliste per la nuova legislatura”.
Nella legislatura che si chiude -ha proseguito Borghi- con il concorso di molti e l’azione determinante del Pd abbiamo messo importanti fondamenta, con leggi attese da decenni: gli ecoreati, la riforma delle agenzie ambientali, i piccoli comuni, il codice forestale, lo spreco di cibo, il collegato ambientale solo per citarne alcuni, hanno costruito una nuova dimensione delle politiche per l’ambiente. La prossima legislatura dovrà essere quella della strategia italiana al cambiamento climatico e dell’economia circolare. Magari immaginando, se non proprio la creazione di un Ministero della Green Economy in cui far confluire gli attuali ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico e parti del Mef, almeno una struttura di coordinamento,  una unità di missione che da Palazzo Chigi coordini il tema in maniera univoca“.
Questa campagna elettorale -ha concluso Borghi- si sta giocando su alcune questioni puntuali, tipo quella fiscale, col rischio di ridurre tutto a chi la spara più grossa. Serve una visione più di insieme, un progetto politico più di lunga lena: il passaggio all’economia circolare è una di queste chiavi, e su questo ha senso ragionare di diminuzione della pressione fiscale in maniera selettiva e chirurgica, non con la logica della mannaia che rischia solo di fare danni“.
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