Borghi: basta castronerie sulla legge forestale

Borghi: basta castronerie sulla legge forestale

Articolo tratto da www.montagna.tv

Di Gian Luca Gasca

 

In seguito alla pubblicazione dell’intervista al Professor Bartolomeo Schirone, in commento al Decreto Legislativo relativo al Testo Unico Forestale approvato dal Consiglio dei Ministri il 1 dicembre 2017, pubblichiamo oggi la replica dell’Onorevole e presidente nazionale UNCEM, Enrico Borghi.

Quello che leggo in quelle dichiarazioni è l’integralismo khomeinista di un ambientalismo conservatore che vuol sopravvivere ai tempi. Sono riflessioni di chi pensa l’ambiente come qualcosa da congelare, da mettere sotto una campana. Non hanno però capito che le conseguenze degli accordi sul clima portano a voler mettere la natura al centro, ad estrarla da quella campana di vetro. C’è necessità di creare filiere produttive. Un’esigenza che però chi ha vissuto chiuso nel mondo della conservazione non vede”.

Nell’intervista viene però affermato che noi non abbiamo filiere produttive…

Certamente. Non esistono grazie a loro e alla loro logica per cui oggi tagliare una pianta significa far scattare il codice penale. Avendo impostato la politica forestale degli ultimi vent’anni all’insegna della vincolistica è ovvio che nessuno voglia lavorarci. Noi siamo però qui per garantire un cambiamento. Stiamo lavorando per una norma che esiste in molti altri Paesi europei.

Mi permetto di fare io una domanda ai professori: è un bene o un male che la superficie boschiva italiana sia passata da 5 milioni di ettari a 12 milioni? Siamo ricchi di bosco povero. Una foresta che presenta difficoltà di conservazione della sua biodiversità, comportando anche un problema a livello di rischio idrogeologico e pericolo incendi. Io li inviterei a vedere quel che è diventato il bosco nelle valli italiane. Oggi il bosco entra nei paesi. Se parte un incendio vanno a fuoco le case, come abbiamo rischiato qualche mese fa in val di Susa.

Con la loro logica ideologica cancellano la realtà e i dati di fatto per pontificare. Ci sono già riusciti congelando la situazione con la Legge sui Parchi, ma il mondo va in un’altra direzione.

Per quanto riguarda la legge Serpieri riguardo la protezione dal dissesto idrogeologico?

La legge Serpieri è una legge che risale all’Italia di cento anni fa.

Nelle dichiarazioni lette intravedo il parere del MoVimento 5 Stelle che, per altro, è cambiato all’ultimo momento. Durante la discussione avevano dato il loro assenso al lavoro poi sono arrivati con questo documento di rewilding strategy. Se pensano di dover fare un rinselvatichimento devo dargli la brutta notizia che quest’anno, per la prima volta dal medioevo, la superficie forestale italiana supera il suolo agricolo.

Perché è una brutta notizia?

Perché questo comporta un problema di scomparsa progressiva del suolo agricolo a scapito di un rinselvatichimento, già esistente, delle foreste. Se facciamo anche la rewilding strategy in un Paese costituito al 54 percento da territorio montano vuol dire che chi vive nelle valli deve fare il giardiniere della natura.

Quanto è importante conservare le opere umane?

È importantissimo perché il paesaggio montano italiano è tale e ha una sua bellezza, una sua caratterialità, proprio in virtù del lavoro svolto sul territorio dalle comunità locali. Pensate anche solo ai terrazzamenti realizzati fino alla metà del Novecento. Costruzioni fondamentali per il mantenimento dell’economia rurale che poi, a causa di un cambiamento dell’economia, sono stati abbandonati e invasi dai boschi. Grazie ai terrazzamenti avevamo superfici drenanti che oggi non abbiamo più. Lasciandoli a se stessi abbiamo ottenuto un aumento del dissesto idrogeologico e una diminuzione della qualità paesaggistica della montagna.

Mi domando quindi perché non si possa fare nelle nostre valli quel che si fa all’estero dove i terrazzamenti e i pianori sono stati mantenuti. Dove si è conservato perché è stata creata un’economia attorno a questo. Ed è forse qui che viene il problema perché questi signori non vogliono che si crei un’economia.

Chiederei soltanto che non si dicessero castronerie. Che adesso si affermi addirittura che non ci sia competenza nazionale su questa categoria è eccessivo. Uno dei problemi sulle leggi forestali sta proprio nel fatto che fino ad oggi ci sono state ventuno leggi forestali. Se siamo diventati il primo produttore di mobili al mondo che compra tutte le materie prime dall’estero, se siamo diventati il primo consumatore di legna in Europa che compra tutto dall’estero è perché non c’è mai stata una legge nazionale.

 

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