Rieletto

Rieletto

Con l’avvenuta pubblicazione sul sito del ministero dell’interno dell’esito del riparto proporzionale, la notizia della mia rielezione alla Camera dei Deputati diventa ufficiale.
Rappresenterò la Nazione, senza vincolo di mandato e con onore e disciplina, eletto in un collegio che raggruppa quattro province (Novara, Vercelli, Biella, VCO) e un quarto della Regione Piemonte, in un contesto politico nel quale sarò l’unico parlamentare democratico di tutti questi territori. Una circostanza che aumenta in me il senso di responsabilità e di disponibilità nei confronti di un collegio e di un territorio nel quale ho trovato tanti militanti, iscritti al Pd, simpatizzanti e cittadini che grande passione e slancio hanno sostenuto questa candidatura.
Voglio ringraziare qui tutte le persone che si sono impegnate affinchè questo risultato potesse essere conseguito, e tutti le elettrici e gli elettori che lo hanno reso possibile domenica.
Arriveranno, inevitabilmente, le ore della riflessione su ciò che è accaduto. In una democrazia non è mai colpa del popolo, né del destino cinico e baro. E noi dovremo capire le ragioni della nostra sconfitta, che oggi ci consegna ad un ruolo di opposizione. Chi ha vinto ed è stato scelto dagli Italiani, ha da oggi l’onore e l’onere di guidare il Paese e il dovere etico di dare seguito alle promesse e agli impegni che si è assunto. A noi spetta il compito di comprendere il messaggio degli elettori (ad iniziare dalla nostra difficoltà di rappresentare le istanze dei ceti popolari e delle persone in maggiore difficoltà, e della nostra –a mio avviso snaturante- propensione a parlare solo alle èlites del Paese), e di ripartire con una azione di fondo che riconduca al senso, alla cultura e alla identità di cosa significhi oggi essere un partito progressista.
Queste elezioni consegnano alla Storia due modelli: quello novecentesco della sinistra classica (la bertinottizzazione di LeU si è compiuta anche nei numeri), e quello blairiano della “belle epoque” della globalizzazione. Dagli Usa alla Germania, dalla Francia alla Spagna passando per l’Italia c’è un campo da arare per costruire i Democratici del Terzo millennio. Trump e i suoi epigoni italiani, oggi vincitori, sono in realtà il sintomo di una grave malattia che ha colpito le nostre società a causa della grande crisi. La medicina sarà duplice: da un lato farli governare, per dimostrare la fallacia delle loro ricette, e dall’altro costruire l’offerta politica dei Democratici nell’epoca “hard” della globalizzazione, per offrire una reale e moderna alternativa che sappia convincere la maggioranza dei nostri cittadini.
Credo valgano, per l’oggi e per il domani, le parole che Martin Luther King scrisse nell’anno in cui nascevo, il 1967:

“Dobbiamo rapidamente iniziare la transizione da una società orientata alle cose a una società orientata alle persone. Quando le macchine e i computer, il profitto e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, è impossibile sconfiggere la mastodontica trojka razzismo, materialismo e militarismo”.
Buon lavoro a tutti, insieme. E grazie ancora.
Enrico

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