Rimozioni staliniane

Rimozioni staliniane

Ho letto stamattina su “La Stampa” le due pagine dedicate alle aree interne, con relativa intervista a Fabrizio Barca. Dopo le sei pagine dell’Espresso, è la seconda uscita giornalistica su vasta scala dove si mette in campo la rimozione staliniana del Pd, seminando questa volta qualche falso storico nel tentativo di mettere tra parentesi l’esperienza della XVII legislatura.

Intanto qualche precisazione:
1) non è vero che fu il governo Monti a finanziare la SNAI nel 2013. Il governo Monti ebbe il pregio, con Fabrizio Barca ministro, di concepire e inserire nel 2012 la SNAI nel Programma Nazionale per la Riforma, che “prenotò” i fondi UE sul tema. Ma lo stanziamento dei primi 180 milioni e la codificazione della SNAI avvenne con la legge di bilancio 2014 (governo Letta), cui si aggiunsero 10 milioni con nuova programmazione dei 180 milioni con legge di bilancio 2015 (governo Renzi, emendamento parlamentare a firma Borghi), cui si aggiunsero i 91 milioni con legge di bilancio 2018 (governo Gentiloni, su proposta in Consiglio dei Ministri del ministro Claudio De Vincenti). I fondi, insomma, sono stati stanziati tutti per iniziativa di governi a guida Pd e per “regia” parlamentare del Pd. Negare ciò significa mistificare la realtà.


2) L’articolo in questione cita “en passant” il tema vero, su cui in questi anni mi sono -evidentemente in maniera inutile- arrovellato: la difficoltà di spesa, e il problema dell’attuazione. Solo 3 milioni sono stati effettivamente contabilizzati. Sarebbe a mio avviso utile concentrarsi su questo aspetto, e mettere a nudo finalmente i limiti strutturali di una governance pensata -questa sì dal governo Monti- che tra Comitato Tecnico e Agenzia della Coesione vede ridondanze, pretese illuministe della costruzione dell’uomo nuovo e sfasatura nelle procedure che rischiano di impantanare l’attuazione di una politica importante. Il meccanismo può funzionare solo coinvolgendo davvero nelle competenze e nelle decisioni gli enti locali, decongestionando i livelli burocratici ministeriali e regionali che continuano ad avere troppo cieco potere e facendo crescere classi dirigenti locali senza portarle dentro il girone dantesco dei centralismi burocratici.


3) Mi fa sorridere che Fabrizio lanci a nove colonne la sua battaglia contro i tecnocrati, e il suo appello ai “cittadini” (mood del momento che evidentemente è il più gettonato). Su questa falsariga attendiamo ansiosi che Bergoglio lanci la battaglia contro gli ecclesiastici, Marchionne guidi la crociata contro le auto e la famiglia Agnelli si iscriva al Toro Club “Ossola Granata”.
Per quel che mi riguarda, con buona pace degli immemori, non mi farò chiudere nei panni di Nikolaj Ivanovic Ezov, ministro di Stalin famoso per essere stato rimosso dalle fotografie e dalla immagini ufficiali durante le grandi purghe degli anni ’30!

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