Vertenza Hydrochem: la mia lettera al Direttore di Ossolanews

Vertenza Hydrochem: la mia lettera al Direttore di Ossolanews

Caro Direttore,
Ho letto con attenzione l’editoriale di Renato Balducci che chiama in causa la politica partendo dalla vicenda Hydrochem, sostenendo “l’assenza totale della politica intesa come capacità di programmazione industriale del territorio”.
Un giudizio lapidario, che a mio avviso necessita qualche distinguo, ringraziando l’articolista del pungolo per stimolare il dibattito.
Sulla vicenda specifica, Hydrochem, non credo si possa dire che la politica sia stata distratta. Al contrario, la possibilità di far coesistere una produzione industriale chimica all’interno di un sito di interesse nazionale da bonificare è stato una precisa scelta politica, attivata con i comuni di Pieve Vergonte e Vogogna in testa, e se permette con le donne e gli uomini del centrosinistra in prima fila.

Alla fine della stagione delle partecipazioni statali, con il defilarsi di Enichem Synthesys, furono molte le voci che si alzarono per sostenere che lo stabilimento andava chiuso. Ricordo ancora le proposte di chi -irrealisticamente- sosteneva che tutti i dipendenti dell’Enichem si sarebbero dovuti impiegare nei lavori di bonifica. Ricordo anche le proposte di chi, dando per scontato che il sito industriale si sarebbe chiuso, proponeva di realizzarvi un forno inceneritore per il trattamento delle terre inquinate, nel retropensiero di farlo diventare il sostituto del forno di Gravellona Toce in via di dismissione. Chi si oppose a quella logica, smantellante della presenza industriale nella bassa Ossola, ha nomi e cognomi. E, se permette, mi annovero tra di essi.

Sempre per rimanere al merito di Hydrochem, se non vi fossero state precise scelte e attività politiche, quell’impianto si sarebbe chiuso da anni. Voglio ricordare l’azione di compatibilità tra il Piano Operativo di Bonifica di Pieve Vergonte e le produzioni industriali; il lavoro condotto per l’ottenimento da parte dell’azienda dell’AIA deliberata dal governo Monti (dopo un sopralluogo dell’allora ministro Barca a Pieve Vergonte); la lunga concertazione con l’azienda e le istituzioni per il rinnovo delle concessioni idroelettriche vincolate in maniera esplicita e giuridica alla produzione industriale; il supporto all’azienda per le autorizzazioni al nuovo scalo ferroviario.

Azioni che hanno visto il sindaco Maria Grazia Medali in prima fila, e -se mi è consentito- uno sforzo anche da parte del sottoscritto.

Ora siamo di fronte ad una vertenza complessa, nella quale è l’azienda privata a sottrarsi agli obblighi e agli impegni che si è assunta nei confronti delle autorità e delle comunità locali. E su questo dobbiamo continuare la nostra azione di interlocuzione, di serrato confronto, di raccordo tra rappresentanze istituzionali e sindacali. Non accetteremo scippi, nè furbizie, su questo tema.
Allargando il campo alla riflessione fatta da Balducci, penso di potermi annoverare tra coloro che si sono sforzati di non accettare supinamente il cambio di modello produttivo che il nostro territorio ha vissuto in questi anni. Potrei, solo per un titolo esemplificativo, citare lo sforzo progettuale condotto nell’ambito della Strategia d’Area dell’area pilota delle Valli dell’Ossola, nell’ambito della Strategia Nazionale per le aree interne. Lì dentro ci sono alcune risposte sulla visione del nostro territorio (la “Green Valley” dell’Ossola che faccia della valorizzazione sostenibile delle risorse ambientali del territorio il perno di un nuovo modello di sviluppo) e che sui versanti dell’energia, dei servizi ecosistemici, della gestione del territorio, delle produzioni di qualità, della riorganizzazione della rete dei servizi e, soprattutto, del capitale umano (tema troppo disatteso per anni alle nostre latitudini) finalizzi gli investimenti previsti a obiettivi precisi.
Mi sono spesso sentito rispondere, a fronte di tali proposte, che si tratta solo di parole, di sogni, di voli pindarici. Al netto del fatto che sono comunque risorse pubbliche stanziate, non ho ancora visto, da parte dei detrattori politici di tali ipotesi, mettere in campo una strategia alternativa.
E allora, forse, sarebbe il caso di approfondire ulteriormente la “provocazione” di Balducci, perchè così si scoprirebbe che non tutti i gatti sono grigi, anche se è notte, e che se non si perseguono strategie di medio-lungo periodo non si esce dalle crisi congiunturali del momento.
E su questo, ed è il punto di convergenza con l’analisi della vostra testata, la politica da sola non può e non deve bastare, perchè il concorso degli investitori privati è indispensabile (a meno che non ci si illuda di vivere tutti di pubblico impiego, di previdenza e di reddito di cittadinanza come qualcuno vorrebbe).
Con una chiosa finale, a proposito del fatto che la politica non è tutta uguale: non attrarremo mai investimenti, se a ogni più sospinto ci caratterizziamo per la logica della descrescita che fa dire “NO” a tutto (ultimo esempio il comprensorio sciistico di Ciamporino) e se non ricreiamo un “ecosistema” culturale, sociale e istituzionale che torni a considerare chi intraprende, chi investe e chi lavora un elemento essenziale per la società, e non un “prenditore” speculativo ed egoista.
Programmazione e sguardo lungo della politica e volontà di intrapresa dei privati sono le due condizioni indispensabili per dare un futuro alla nostra terra.
Proviamo, ognuno per la propria parte, a fare ciò che di compete.

Grazie dell’attenzione

On. Enrico Borghi

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