Enrico Borghi appende la “fascia tricolore al chiodo”

Enrico Borghi appende la “fascia tricolore al chiodo”

“E’ arrivato il momento di appendere la fascia al chiodo!”.

Usa questa battuta Enrico Borghi, sindaco di Vogogna e parlamentare Pd, quando gli chiediamo di commentare la notizia lanciata ieri dal Capogruppo uscente del Comune di Vogogna Marco Stefanetta della sua prossima candidatura a sindaco della antica capitale dell’Ossola Inferiore per le elezioni amministrative previste per il prossimo 26 maggio.

Una notizia che fa sensazione, indubbiamente.

Borghi è entrato in consiglio comunale a Vogogna nel 1990, e dal 1995 ad oggi -con l’unica eccezione nella legislatura tira il 2004 e il 2009, nella quale Vogogna fu retta da Marco Zago- è stato primo cittadino per quattro mandati. Eletto Sindaco la prima volta con il 57% dei suffragi sconfiggendo Giuseppe Morelli, è stato riconfermato nel 1999 con il 72% dei voti contro Aldo Picchetti. Poi sono venute le due sfide con Fabio Iacopino: nel 2009, vinta con il 54%, e nel 2014 guadagnata con il 62%.
Ora, anche se avrebbe potuto per legge candidarsi ancora un mandato, Enrico Borghi si ferma. Lo abbiamo incontrato per capire il perchè della sua scelta, che segna indubbiamente la politica ossolana.

On. Borghi, perchè questa scelta?
Ci sono essenzialmente due ragioni di fondo, alla base di questa scelta. La prima riguarda la sfera personale. Come tutti sapete, il mio mandato di parlamentare in questa legislatura ha conosciuto un aumento di responsabilità, con il ruolo che ho assunto in seno al gruppo parlamentare PD a Montecitorio. Essere il principale collaboratore del capogruppo alla Camera comporta oneri maggiori in termini di tempo e di impegno richiesti su Roma. A ciò si aggiungano le responsabilità aggiuntive maturate con la presidenza della sezione bilaterale parlamentare Italia-Libia, nonchè gli impegni sul piano politico nel partito. Sono tutte incombenze che richiedono impegno, attenzione e responsabilità. Alla lunga, volendo far tutto, si rischia poi di fare errori e pasticci. E non è giusto che Vogogna venga penalizzata da questo, perchè un sindaco non si può fare nei rincalzi di tempo, nè si possono chiedere ai propri stretti collaboratori degli oneri di lavoro eccessivi ed impropri. Sin qui avevamo da raggiungere e chiudere partite importanti, come la questione degli argini e l’accordo con Syndial e Regione Piemonte, che in qualche modo richiedevano un peso politico del Sindaco di Vogogna. Ora la vicenda è positivamente chiusa, e posso passare la mano senza timore di veder bloccata una questione decisiva per il paese.La seconda considerazione è di carattere, per così dire, sistemico”

Ovvero?
La vita è fatta, per tutti, di cicli e di fasi. Ritengo che la mia personale esperienza alla guida di Vogogna abbia esaurito il proprio ciclo. Insieme con Fausto Dotta, che in questi anni è stato un leale e prezioso collaboratore come vicesindaco oltre che un amico sincero, e insieme a tanti amici appassionati del nostro paese a metà degli anni ’90 abbiamo fatto partire l’esperienza della “Lista Civica per Vogogna”. Eravamo tanti giovani trentenni che, uniti a diverse persone di esperienza, volevano rinnovare il modo di fare politica e cambiare Vogogna. Sognavamo un centro storico recuperato e restaurato; un paese che faceva delle proprie peculiarità un volano di turismo, cultura, ambiente; una amministrazione attenta che investisse su scuola, sociale, Casa di Riposo; una politica fondata sull’etica e sulla correttezza dell’agire. Quella fase ha prodotto uno slancio amministrativo e operativo che è stato alla base di tanti successi, amministrativi ed elettorali. Il paese è cresciuto. Oggi c’è bisogno di una fase nuova, a Vogogna. C’è bisogno di una nuova generazione che sappia raccogliere e rilanciare l’idea del nostro paese per il futuro. E sono felice di poter vedere che nei giovani vogognesi c’è fermento, iniziativa, voglia di partecipare. E’ giusto quindi che siano loro, ora, a fare la loro parte per il nostro paese.”

Quindi non si ricandida a Sindaco?
No, e lascerò anche il Consiglio Comunale. Penso che sia giusto che chi riceverà il mandato dagli elettori di governare Vogogna per i prossimi 5 anni lo debba fare in totale libertà, senza alcun assillo di confronti impropri. E’ una scelta che mi pesa, perchè non è facile dopo 29 anni lasciare un servizio al quale mi sono appassionato, ma credo sia la cosa più giusta. Vorrei fosse considerato come ciò che autenticamente è, e cioè un servizio al mio paese, e al suo futuro. Se il prossimo Sindaco di Vogogna lo vorrà, sarò al suo fianco come parlamentare e come vogognese per qualsiasi supporto, aiuto o consiglio che vorrà. Ma al volante ci si sta uno alla volta. Ed ora è il turno di un altro guidatore”.

Quali sono i risultati più importanti che ritiene di consegnare agli archivi della sua azione di Sindaco?
Il momento dei consuntivi è quasi sempre rischioso, perchè porta con sè il pericolo si cadere in un pedante elenco di realizzazioni che rischia di far perdere il senso autentico delle cose. Certo, potrei addentrarmi su cosa era il centro storico alla fine degli anni ’80 (col Castello in ruderi e chiuso, il Pretorio sbarrato, Villa Biraghi in fase di crollo e svuotata) e cosa sia ora. Potrei fare considerazioni sul ruolo assunto nell’ambiente, con la sede del Parco Nazionale Valgrande, l’80% di raccolta differenziata raggiunta, il passaggio dal 20% all’80% di popolazione servita da scarichi fognari. Oppure pensare alla scuola, divisa allora in tre plessi scolastici precari e non a norma e oggi concentrata in un Istituto Scolastico moderno, guida e riferimento dell’istruzione della bassa Ossola. Oppure ancora, fare considerazioni sulla Casa di Riposo, raccolta senza essere a norma a metà degli anni ’90 e in perenne deficit e oggi totalmente ammodernata e gestionalmente in equilibrio. Potrei soffermarmi sugli impianti sportivi, o sugli investimenti nelle frazioni. Ma credo che ci sia qualcosa di più, che lega e tiene tutto questo”.

E cos’è?
Vede, io entrai in municipio in anni molto difficili. I più giovani non possono ricordarlo, e forse nemmeno immaginarlo. Anni di arresti, di fortissime tensioni, di sentenze giudiziarie. Arrivati alla guida del paese, ci trovammo davanti ad un bivio. Avremmo potuto essere quelli che investivano e lucravano sulla divisione, sul rancore e sulla frattura. Oppure quelli che lavoravano sulla ricomposizione, sulla coesione, sulla cicatrizzazione di una comunità. Scegliemmo, da subito, questa seconda strada. Ecco, credo che questa scelta, di tutelare e ricomporre una comunità senza accettare l’idea di una irrimediabile rottura, sia stata quella più complessa ma alla fine anche più pagante.”

Cos’ha imparato, in questi anni, da questa esperienza?
Tante cose. E sono grato a tutti coloro che ho incrociato, perchè da ciascuno ho avuto un insegnamento. Alla radice, comunque, credo di aver capito una cosa essenziale: che nella vita non ci si perde, e non ci si salva, mai da soli. Il senso della comunità, del confronto, dell’agire comune è stata la molla di questo impegno. E credo sia anche il futuro dei nostri paesi, così inversamente caratterizzati da una storia importante e da una dimensione così piccola. Senza comunità, senza identità, siamo tutti più soli e più poveri. E la politica, anche nel piccolo, può essere importante se costruisce, rafforza e salvaguarda questi legami.”

I momenti più emozionanti di questi anni?
Qualcuno potrebbe pensare alle tante inaugurazioni, a cominciare dalla storica riapertura del Castello con il Presidente del Senato Nicola Mancino, nel 1998. Ma quelli che ho sentito intimamente più carichi di passione emotiva sono stati i momenti nei quali abbiamo rievocato, in diversi passaggi, le persone che hanno dedicato tanto della loro vita a Vogogna. Penso al ricordo di don Angelo Airoldi, quando dedicammo la piazza del Ricreatorio alla sua memoria. Ma anche a momenti in cui ci siamo soffermati a ricordare l’importanza del servizio di personalità come don Artibano Di Coscio o l’arch.Paolo Vietti Violi, o di persone importanti della nostra lotta per libertà poi sindaci come Primo Zoppis, Orlando Corani e Ubaldo Marta, o di figure che hanno fatto la nostra storia come Franco Manera. Fino alla scomparsa, prematura e tragica, di un amico fraterno come Marco Zago. Penso alle tante volte in cui ho letto i nomi dei caduti al monumento, e dietro di loro è riaffiorata nella memoria una storia, una famiglia, il senso delle sofferenze e delle esperienze di una comunità. Ecco, mi piacerebbe che tutto questo bagaglio di passione civica, di attaccamento alla storia di Vogogna, di impegno e dedizione che io ho avvertito su di me come eredità in questi anni, potesse essere raccolto con rinnovato impegno dai giovani ai quali daremo fiducia tra poche settimane. Un paese cresce davvero in questo modo, fertilizzando la propria Storia e inverandola nelle persone che di volta in volta si alternano alla guida del municipio. Le persone passano, Vogogna resta.”

Quale augurio vuole fare al suo successore?
Di sentirsi portatore di un testimone impegnativo e rilevante, e di sentire su di sè il peso affascinante e impegnativo di una Storia. Vede, credo che solo Vogogna in Ossola sia il paese che tornando indietro per secoli e secoli sappia con precisione il nome dei sindaci, dei vicari, dei podestà e dei reggitori della cosa pubblica da un lato, e dei parroci e sacerdoti dall’altro. Noi Vogognesi abbiamo il senso della Storia dentro di noi, qui a Vogogna si sono scritte le pagine più alte della Storia dell’Ossola in mille anni, e per questo abbiamo il senso del futuro. Gli vorrei augurare di sentire sempre dentro di sè questa sensazione identitaria, perchè sarà la molla che gli consentirà di superare tutte le difficoltà. Unitamente ad un’altra consapevolezza”.

Quale?
Quella che è descritta in una breve poesia di Emily Dickinson, che dice più o meno: non conosciamo mai la nostra statura, la nostra altezza, se non quando siamo chiamati alla prova. Ecco, auguro a chi verrà dopo di me di poter essere chiamato alla prova, come certamente accadrà, perchè così potrà dimostrare la propria altezza, dentro una aspettativa ottimistica per lui e per Vogogna“.

Cosa vuol dire ai suoi cittadini, dopo tutti questi anni?
“Due concetti semplici. Il primo: è stato un onore essere il vostro Sindaco. Il secondo: se potete, non dimenticatevi troppo in fretta di ciò che abbiamo fatto”.

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