La nostra città dell’uomo. Il mio saluto al Consiglio Comunale di Vogogna

La nostra città dell’uomo. Il mio saluto al Consiglio Comunale di Vogogna

Il consuntivo di fine legislatura è, generalmente, un elenco di cose fatte. Per lo più opere pubbliche, attività realizzate, servizi erogati.
Mi si consentirà, in questa circostanza, di dare “per letto” l’elenco che ho qui, e che verrà allegato al verbale oltre che debitamente diffuso alla cittadinanza.
La “comunicazione finale” di questa sera rappresenta, per Vogogna, la fine di un ciclo.
Un ciclo iniziato personalmente l’8 giugno 1990, quando all’età di 22 anni venni eletto consigliere comunale, ed entrai in questo consesso tra i banchi della minoranza, e poi corroboratosi nelle esperienze del 1995, del 2004, del 2009 e del 2014 quando la popolazione di Vogogna mi ha voluto fare omaggio del suo largo consenso eleggendomi Sindaco.
Vorrei esprimere anzitutto un sentimento di gratitudine. A tutte le persone che hanno avuto fiducia in me in questi anni; a tutti coloro che mi hanno aiutato, spronato, consigliato, supportato (e credo anche sopportato). E’ sempre antipatico fare nomi, ma credo mi consentirete di riassumere in quattro nomi, per tutti, questo sentimento di profonda gratitudine.
Grazie a Fausto Dotta, per questi anni di leale e profonda collaborazione. Grazie a Roberta Giacomini, e attraverso di lei a tutto il personale comunale di questi anni, per la dedizione che è andata ben oltre i doveri d’ufficio e per l’esempio di vita che lei rappresenta. Grazie a chi sono certo avrebbe voluto essere qui, come Felice Spezia, e a chi è presente nel nostro cuore e nello spirito, come Marco Zago.
Grazie a tutti gli amici e le amiche della “Lista Civica per Vogogna” che in questi 29 anni mi hanno affiancato in una cavalcata appassionata e intensa che ha cambiato il nostro paese.
E grazie alla mia famiglia, per quanto ha fatto e per come mi ha permesso di svolgere questo impegno.
Cosa abbiamo fatto non deve essere oggetto di queste considerazioni. Ciò che è stato fatto è sotto la luce del sole, e sotto gli occhi di tutti.
A me preme, anche come viatico per chi verrà, dire “come” e “perchè” lo abbiamo fatto.
Lo abbiamo fatto perchè crediamo che la Politica sia una cosa bella, e perchè crediamo che non ci sia Politica più bella, più convincente, più vera di quella che si prende cura della propria comunità, della propria realtà, della propria gente.
Lo abbiamo fatto perchè abbiamo nel cuore l’idea e il concetto del bene comune, e perchè nella vita arriva il momento -per tutti- in cui si deve dar prova di attitudine al servizio e al coraggio, inteso come dignità e prontezza di fronte alle prove che ti vengono proposte.
Lo abbiamo fatto perchè abbiamo di Vogogna il senso della sua grande Storia, e del valore prezioso della sua identità comunitaria, e abbiamo inteso al tempo stesso attualizzarla e garantirla.
E il “come” lo abbiamo fatto è sintetizzabile dentro una frase rivolta da Caterina da Siena ai potenti dell’epoca, che vale come monito per tutti coloro i quali fanno politica: “Ricordatevi che le signorie delle città e le altre signorie temporali sono prestate”.
Il senso di questo servizio alla nostra comunità sta dentro queste frasi. Quando viene il tuo momento, devi fare il tuo dovere e il tuo mestiere, e quanto viene il tuo tempo devi farti da parte perchè ad altri spetta l’onore e l’onere di proseguire.
Permettetemi una considerazione finale, che ha  certamente a che fare con un tratto personale ma che vuole essere anche una indicazione per il futuro. E’ capitato talvolta, nelle naturali critiche che vengono rivolte, di definirmi come un uomo di tante parole.
Spesso chi fa queste osservazioni vuole contrapporre l’uso della parola, di per sè astratta, con l’azione concreta.
In realtà, proprio l’esperienza da Sindaco, apparentemente quella più pragmatica e solida che esista per chi fa politica, mi ha convinto che le parole contano, che le parole servono, che le parole devono esprimere delle idee. Ma, soprattutto, che le parole sono lo strumento di comunicazione e di comunione con gli altri.
Le caratteristiche dell’agire politico, che abbiamo messo alla base di questi anni, sono essenzialmente due: buona amministrazione e progettazione sociale.
Non può esistere una concreta gestione dell’oggi se non si inserisce in una traiettoria di costruzione del domani; nè si può vivere di attesa messianica del futuro, dimenticandosi dei bisogni del quotidiano.
E’ stato così che abbiamo fatto ciò che abbiamo fatto: uno sguardo fisso nel futuro, con un ancoraggio forte al presente, e il senso della Storia sulle nostre spalle. Parlando, dialogando, facendo uso delle parole per la costruzione del consenso e del senso di comunità.
Auguro a chi verrà dopo di noi di proseguire lungo questa strada, con fiducia e perseveranza. Sono molto felice di sapere che ci saranno dei giovani che prenderanno il nostro posto.
A loro vorrei dire parole che oggi appaiono controcorrente, ma non bisogna mai avere il timore di cantare fuori dal coro quando questo suona la musica del conformismo e dell’opportunismo.
Vorrei dire di credere che la buona amministrazione è figlia della buona Politica; e che essa è una attitudine graduale compositiva, riconciliativa, sempre incompiuta. E che le istituzioni della democrazia -e il Sindaco e il Consiglio Comunale lo sono per eccellenza, molto più del Parlamento perchè le comunità preesistono allo Stato- sono i luoghi dell’intersezione, del dialogo, della mediazione, della convergenza, della relazione, dell’incontro.
Sono il luogo del compromesso, nel senso enunciato da Joseph Ratzinger, quando ricordava che “non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica”.
Abbiamo provato, in questi 29 anni anni, a mettere in pratica queste idee, queste suggestioni, queste convinzioni.
Se ci siamo riusciti, lo dovete giudicare Voi.
Se dobbiamo, in sintesi, definire questo nostro lavoro, potete pensarlo come un’instancabile attività a costruire e ricostruire, con un energia e passione indomita, la città dell’Uomo. Che per noi era, è, e sarà la nostra Vogogna.

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