Il Governo impugna alla Corte la Legge lombarda sulle concessioni idroelettriche

Il Governo impugna alla Corte la Legge lombarda sulle concessioni idroelettriche
BORGHI (PD): “LA CONFERMA DI UNA NORMA PASTICCIATA CHE BLOCCA IL SISTEMA, ORA RIFORMA”
Il Consiglio dei Ministri, riunito oggi venerdì 5 giugno 2020 alle ore 10.50 a Palazzo Chigi,  su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, ha deliberato di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale la legge della Regione Lombardia n° 5 del 08/04/2020 recante “Disciplina delle modalità e delle procedure di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche in Lombardia e determinazione del canone in attuazione dell’art. 12 del d. lgvo 16 marzo  199, n. 79, come modificato dall’articolo 11 quater del decreto-legge 14 dicembre 2018, n° 135 convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12”.
A giudizio del Governo, la norma lombarda di attuazione del cosiddetto “decreto semplificazioni” varato dal governo giallo-verde, ha violato gli articoli 9 e 117, secondo comma, della Costituzione, che attribuiscono allo Stato la competenza legislativa in materia di ordinamento civile e materia del paesaggio, e ha violato altresì l’articolo 117, terzo comma, della Costituzione con riguardo alla materia produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, nonchè gli articoli 42 e 43 della Costituzione i quali impongono alla legge di riconoscere un indennizzo ai privati che subiscano limitazioni nella disponibilità di beni di loro proprietà o necessari per lo svolgimento di un’attività di impresa.
La decisione viene commentata così dall’on. Enrico Borghi (Pd), consigliere speciale del governo per la montagna: “La decisione del Consiglio dei Ministri è ineccepibile, e conferma che la volontà tetragona della Regione Lombardia di infilarsi nel ginepraio giuridico creato dalla norma pasticciata del decreto semplificazioni anzichè convenire con noi su un processo condiviso di riforma che evitasse il blocco del sistema sia stato un errore, dettato da pure esigenze di natura propagandistica. Siamo al secondo ricorso davanti alla Corte Costituzionale, dopo quello già promosso lo scorso anno dalla Regione Toscana, su questa materia. E già si annuncia una pioggia di ricorsi da parte dei concessionari interessati. Eravamo stati facili profeti, quando preconizzavamo il rischio del blocco del sistema a causa di una norma mal fatta targata Lega. Motivo in più per procedere sul percorso di riforma del sistema, come da noi proposto, che tenga conto  dell’esigenza di assicurare stabilità e certezza del diritto al comparto, obbligo e certezza di investimenti, coinvolgimento pieno dei territori e degli enti locali, pieno rispetto delle competenze legislative e amministrative di tutti gli attori istituzionali in campo e protezione dal rischio di scalate estere, nonché orientamenti comuni a livello europeo per garantire la parità di condizioni nel settore“.

 

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