Recovery in Piemonte: leggende metropolitane, cassetti svuotati e assenza di idee

Recovery in Piemonte: leggende metropolitane, cassetti svuotati e assenza di idee
Se ne stanno sentendo di tutti i colori, in queste settimane, in Piemonte, sul Recovery fund. Tralasciamo pure le modalità “innovative” di chi – con alti incarichi di responsabilità in Consiglio Regionale – risolve il problema delle scelte, della pianificazione e della qualificazione progettuale con un bel messaggio whatsapp ai Sindaci invitando ad inviare i progetti disponibili alla sua mail, evoluzione 4.0 e pedemontana del laurismo.
Ma stiamo ai fatti. Qui è riportata la posizione ufficiale della Regione. Ci si propone di spendere 13 miliardi, e ci si fionda sui territori sparando a casaccio opere non allineate con i bisogni del territorio (pensiamo alla contestatissima diga in Valsessera nel Biellese) o infrastrutture sganciate dalla programmazione ordinaria (come la tangenziale di Verbania, che non fa parte del contratto di programma MIT-ANAS 2016-2021).
Bisogna assolutamente mettere fine a questa stagione di leggende metropolitane, cassetti svuotati coi progetti che si hanno fermi da anni, e assenza di idee.
E iniziare a dire parole di verità. Il “Recovery” non è il paese dei balocchi, nè la distribuzione a casaccio di soldi. Ha logiche specifiche, e assi di intervento precisi. Ed è su questi che bisogna lavorare, non sui desiderata di qualche capataz locale.
L’Europa ci dice che bisogna definire “un pacchetto COERENTE di progetti, riforme e investimenti in sei settori di investimento: 1) transizione verde; 2) trasformazione digitale; 3)occupazione e crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva; 4) politiche per la prossima generazione (incluse istruzione e competenze); 5) coesione sociale e territoriale; 6) salute e resilienza:
Il 37% delle risorse finanziarie dovranno sostenere la transizione verde, e almeno il 205 dovrà sostenere la transizione digitale. Sono vincoli, cogenti e importanti.
Si sente parlare del solito modello superato: strade, infrastrutture pesanti, raddoppi di viabilità a prescindere dalle linee di traffico e dalle priorità dei trasporti. Mi chiedo se chi fa queste proposte ha ascoltato l’intervento del Presidente Mario Draghi in Aula, che nel confermare queste sei “missioni” ha citato alcuni esempi di progetti tipici del PNRR. Provo a riassumerli: connessioni veloci, investimenti nel trasporto pubblico locale, risanamento degli edifici scolastici, contrasto al dissesto idrogeologico e gestione risorse idriche, alta velocità, piano asili nido, suole 4.0, ricerca e relative infrastrutture, rigenerazione urbana e housing sociale, ospedali e ammodernamento parco tecnologico e digitale ospedaliero.
Questa è la base di partenza. Credo che i territori dovrebbero su di essa elaborare logiche strategiche e pianificazione di area vasta , prima di passare ai progetti. Qui, invece, si fa l’opposto, Si raccolgono -non si capisce bene con quale criterio- i progetti, e si prova poi a darne una nobiltà di pianificazione che inevitabilmente non reggerebbe una verifica con la Commissione Europea (perchè i soldi mica che li regalano, e giustamente a Bruxelles chiedono di capire se vogliamo spenderli bene visto che gli Europei si indebitano per noi con questo Recovery per circa 200 miliardi).
Io credo occorra capire presto che bisogna invertire il meccanismo in Piemonte. E pensare a come il Piemonte si inserisce nelle strategie nazionali, per poi declinare su area vasta in una logica di pianificazione le scelte fondamentali e poi dopo passare alla logica della progettazione.
Nel VCO la Provincia sta brillando per assenza. Totale. Non esce un’idea neanche a cercarla con il lanternino. Quà e là campeggiano ipotesi buttate sul tavolo in maniera occasionale, e nel solco dell’effetto annuncio. Abbiamo fatto una battaglia per l’autonomia, e ci ritroviamo con un ente che si pensa soggetto di spesa di finanza derivata e che si pone in urto con tutti i Comuni anzichè riuscire a coordinarli come dovrebbe fare.
E’ urgente una azione unitaria del territorio, e una iniziativa che promuova una coesione delle amministrazioni comunali in tal senso. Magari affindandosi ad un soggetto autorevole per l’elaborazione progettuale (perchè non coinvolgere l’Università del Piemonte Orientale?).
Queste cose, ovviamente, le avrei dette se fossi stato invitato dalla giunta regionale in una delle tappe del suo giro piemontese (a metà strada tra la visita pastorale e la vendita dell’imbonitore) ma si sa che ormai il galateo istituzionale è retaggio di un passaggio antico di cui non si fa più uso. E’ più facile giocare con il penosetto meccanismo “se i soldi arrivano è merito di Torino, se i soldi non arrivano è colpa di Roma”, su cui si fa la campagna mediatica.
Un giornalista locale, nei giorni scorsi, mi ha scritto: “Cirio e Preioni stanno portando i soldi nel VCO. Il PD cosa fa?”. Ecco, questo è il termometro del degrado culturale che sta colpendo il territorio, e che è la premessa per un’ulteriore emarginazione. Immaginare che le risorse arrivino sempre e solo perchè c’è il potente di turno che elargisce, anzichè per la qualità progettuale e la capacità amministrativa del territorio, significa condannarsi alla subalternità perpetua e al medioevo permanente.
Il programma di chiama “Next generation Eu”, e non “Old generation VCO/Piemonte”. Proviamo ad esserne consapevoli.
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